Poveri a Shenzhen

La città di Shenzhen è una metropoli di almeno 11 milioni di abitanti, con un’area urbana strettamente collegata alla limitrofa Hong Kong. La sua evoluzione è cominciata nel 1980, quando in Cina iniziò l’esperimento delle Zone Economiche Speciali. In quel periodo Shenzhen era una cittadina di 30 mila abitanti, situata in una zona strategica ma ben poco sfruttata dal punto di vista commerciale.

Una volta avviata la riforma, la sua popolazione è cresciuta in pochi anni di molte centinaia di volte, facendone oggi una delle città più sviluppate e competitive della Cina. A Shenzhen e dintorni si trovano infatti le sedi di molte aziende cinesi dell’alta tecnologia , come la Tencent o la Huawei, e numerose industrie nel settore dell’elettronica e componentistica.

La città ha comunque sviluppato a gran velocità un profilo industriale e commerciale ai massimi livelli in Cina, anche grazie alla sua posizione, davanti al mare e a brevissima distanza non solo da Hong Kong, ma anche da Zhuhai, Dongguan e Macao. La sua condizione ha comportato quindi anche l’afflusso in città di milioni di persone, molte delle quali senza qualifiche professionali, dalle campagne circostanti e dal resto del territorio cinese. Si tratta di lavoratori irregolari, saltuari, giovani sbandati e altre persone ai margini della società, prive di una rete sociale o familiare stabile e in condizioni di lavoro e abitative precarie.

Un documentario pubblicato sul canale giapponese NHK ha raccontato le condizioni di alcune persone ai margini della società. Un estratto del documentario è disponibile in cinese su Youtube, con il titolo “Quanto si può essere poveri Shenzhen?”

Ecco una traduzione dei sottotitoli del video; al momento i creatori del video non consentono l’aggiunta della traduzione.

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Salve a tutti, sono Gatto K, bevenuti a “L’hai visto il film?”

Oggi vorrei parlarvi di persone che non hanno più voglia di lottare.

“Il mercato delle risorse umane di Sanhe”.

Questo film è consigliato dell’autore Bugu Bugu, da Luo Zhuo e ancora un altro [impossibile trascriverlo].

Tencent, Huawei, Dajiang, le sedi principali di queste grandi aziende ad alta tecnologia non si trovano a Pechino (帝都) né a Shanghai (魔都), ma si trovano nella città cinese simbolo della forza di volontà, Shenzhen. Questa è la città di punta e apripista delle riforme cinesi relative all’apertura del mercato. Attualmente ha circa 12 milioni di abitanti. Le famiglie con un reddito annuale maggiore di 4 milioni di RMB hanno raggiunto il 7% sul totale della popolazione.

A sostenere il veloce avanzamento della città per ben quarant’anni di crescita di questa portata è stata la prima ondata in Cina di lavoratori rurali che si sono trasferiti in città. Sono stati loro a costruire ad uno ad uno i grandi grattacieli che hanno sostenuto la “fabbrica del mondo” famosa in tutto il globo, il “Made in China”.

Questa città che ogni giorno inghiotte e restituisce fuori il flusso enorme di un milione di persone oggi attira ancora altri operai delle nuove generazioni.

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(Dongdong, 22 anni)

Il ventiduenne Dongdong è uno di questi; la famiglia di Dongdong è originaria delle zone rurali dello Jiangxi, la madre per gran parte del tempo lavora come operaia emigrata, mentre lui sin da piccolo ha vissuto insieme ai nonni. Questa volta lui ha nascosto a sua madre di essere venuto a Shenzhen. Il luogo nel quale cercherà lavoro si chiama “Mercato delle risorse umane Sanhe”, situato sulla Longhua Road, a dieci chilometri a nord del centro.

I lavoratori precari che vivono nelle condizioni peggiori di Sanhe, chiamati “dashen” (大神), si sono guadagnati nel tempo una cattiva fama su internet, quindi Dongdong non ha avuto il coraggio di dire a sua madre che veniva qua; sua madre crede che lui stia ancora lavorando al villaggio.

Nonostante si trovi a Sanhe non si può dire però che Dongdong sia un dashen: ma allora cosa è un dashen di Sanhe? Con questa espressione si indicano gli operai di seconda o terza generazione nati dopo gli anni ’80 e ’90. Una volta lasciate le fabbriche si aggirano nei dintorni del Mercato delle risorse umane Sanhe di Longhua, conducendo una vita completamente allo sbando (“il cielo per coperta, il terreno come giaciglio”).

Deng Dahai (35 anni) fa l’intermediario di questo luogo, e riassume così tre caratteristiche dei dashen:

La prima è la pigrizia, non avere voglia di lavorare, rifiutare lavori sporchi, faticosi o poco pagati, vivere alla giornata: in pratica accettare solo lavori occasionali, nei quali si lavora un solo giorno, e si riscuote la paga di quel solo giorno; una volta ottenuta la paga ci si fionda in un internet point o simili, e quando finiscono i soldi si va nuovamente alla ricerca di lavoro. Questo stile di vita viene chiamato «Lavorare un giorno, divertirsi tre giorni».

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Una seconda caratteristica è che le “frontiere dello spirito” arrivano fino ad un livello così alto che non si hanno più aspirazioni per la qualità della vita. Si fa la fame, si dorme per strada; la giornata del dashen prevede un pasto a 4 yuan e una bottiglia d’acqua a 1 yuan; con 6 yuan si può passare la notte in un internet point, con 15 yuan si paga una notte in una semplice locanda, ma con soli 5 yuan nel cosiddetto “Grand hotel Haixin” [in realtà un albergo di infimo livello].

Questa è la condizione di chi ha almeno un po’ di soldi in tasca: però vivere alla giornata e cercare quotidianamente un lavoretto non comporta trovarlo sempre, così dormire per strada senza mangiare per giorni è un fatto comune per i dashen. Tanto a Shenzhen il clima è mite durante tutto l’anno e non fa mai troppo freddo.

La terza caratteristica dei dashen è “se oggi ho da bere mi ubriaco oggi, ai problemi di domani penserò domani”, che traslato alla vita di tutti i giorni significa spendere del tutto quei 10 yuan che si hanno oggi, e spostare a domani le preoccupazioni del domani. Quello che dicono spesso è “Fratello, c’è una fabbrica abusiva, andiamo”, “andiamo su internet”.

Song Chunjiang ha 27 anni ed è un tipico dashen di Sanhe, arrivato a Shenzhen da 12 anni. Dopo il diploma tecnico conseguito al suo paese natale è stato inviato dalla scuola in una fabbrica di Shenzhen; si aspettava che avrebbe fatto un lavoro dignitoso, e non avrebbe immaginato che in realtà l’ambiente di lavoro sarebbe stato terribile.

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Ogni giorno alla linea di lavoro della grande fabbrica vengono assemblati 3000 iPhone; col passare dei giorni, dopo alcuni mesi di lavoro le emozioni si sono spente piano piano, persino la speranza è svanita, gli bastava solo tirare avanti. Così lui si è licenziato per cercare lavoretti saltuari dalle parti di Sanhe, e passa la maggior parte del suo tempo a giocare ai videogames su internet: questo è l’unico divertimento che si può permettere.

Anche due amici di Song Chunjiang, Li Lei e Zhao Wei sono a venuti a Shenzhen da molti anni. Il padre di Li Lei è morto giovane e la madre si è risposata; lui a scuola non ha studiato in modo diligente, e una volta abbandonata la scuola è stato condotto a lavorare, ma poiché non aveva titoli di studio o altre competenze tecniche poteva svolgere soltanto lavori pesanti. Alcuni anni dopo si è trasferito a Sanhe.

Zhao Wei invece è andato via dal suo paese da dieci anni per cercare lavoro; aveva poi perso al gioco d’azzardo tutti i risparmi che aveva guadagnato lavorando e si sentiva disperato; considerando anche la fatica della vita lavorativa, tre anni fa è venuto a Sanhe, e ha finito per unirsi all’esercito dei dashen.

La loro vita è tutta qua: ogni giorno, a parte risolvere il problema del vitto e dell’alloggio, ciò che amano di più sono i videogames e il gioco d’azzardo su internet.

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Qua si trova la concentrazione di internet point più elevata e più economica del mondo: chi non può permettersi di dormire in hotel di solito preferisce passare la notte in uno di questi internet point. Immersi nella realtà virtuale dei giochi, essi possono avere tutto quello che non hanno nel mondo reale, come rispettabilità e prestigio, amore e relazioni matrimoniali, mentre nella vita reale hanno rinunciato da tempo a competere in questi aspetti, accettando consapevolmente il loro fallimento.

Ai loro occhi nessuno sforzo potrà produrre una possibilità di cambiamento; e non vedendo alcuna prospettiva perché ci si dovrebbe impegnare per realizzare le proprie aspirazioni?

Su internet, oltre ai videogames ci sono anche i prestiti virtuali. Song Chunjiang ha preso in prestito parecchio denaro.

L’anno scorso ho anche fatto ricorso al prestito elettronico: la somma non era neanche piccola, ho racimolato 2000 yuan.

Di questi 2000 yuan, 1000 sono serviti per comprare dell’equipaggiamento per un videogame. In seguito il gioco è stato chiuso e i soldi sono andati in fumo. Questi soldi, se si aggiungono gli interessi, in seguito sono diventati ben 3000. Song Chunjiang non ha però detto se è riuscito a restituire questa somma ottenuta a tassi da usura.

Lui, oltre ad essere un debitore, è anche una persona giuridica, così ha venduto la carta d’identità e il bancomat a un uomo che ha aperto una azienda illegale per il riciclaggio di denaro. A suo nome risultano tre aziende, con un patrimonio di decine milioni di yuan. Questa attività è diventata il suo passatempo e un fertile argomento di discussione.

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Non tutte le persone che sono venute a Sanhe si possono definire dashen. Chen Yong, di 25 anni, costretto dalle circostanze ma di carattere combattivo, è venuto a Sanhe. Lui è originario del Guizhou ed era stato ammesso in un’università locale; la sua famiglia è povera, così lui ha fatto ricorso ad un prestito per poter accedere ai corsi, ma poiché lavorava ha fatto richiesta con un mese di ritardo, e l’università lo ha espulso. Dopo 12 anni di duro studio ha dovuto trasferirsi nell’Est del Paese.

Dopo avere lasciato gli studi, Chen Yong aveva sentito dire che a Shenzhen si guadagnava molto, così è venuto a Shenzhen da solo a cercare lavoro. Solo che dopo essere arrivato la situazione si è rivelata diversa da quella che sperava. Non avendo trovato il lavoro adatto a lui non ha potuto far altro che dedicarsi a lavoretti precari per sopravvivere. Eppure lui spera ancora che la vita gli riservi un’altra occasione facendogli trovare un lavoro in regola. Non vorrebbe ritrovarsi in futuro ad essere un fallito. Ma se anche lui si arrendesse non significa che non abbia aspirazioni, ma che i suoi sogni sono irrealizzabili.

In una situazione nella quale il gap tra ricchi e poveri si allarga e le risorse di alta qualità sono sempre più concentrate, cambiare il proprio destino grazie al proprio impegno è diventato sempre più difficile.

Come nel caso di Chen Yongfa (39 anni), il gestore di un ristorantino per la prima  colazione: lui è venuto a lavorare a Shenzhen già da 18 anni.

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Nel periodo in cui lavorava in una fabbrica di jeans ha perso il braccio in un incidente con un macchinario. Il risarcimento concesso dalla fabbrica era molto scarso, ma lui non si è mai perso d’animo e ha aperto questo piccolo ristorante. Ogni giorno lavora dalla mattina alla sera, eppure a causa delle limitazioni del suo hukou a sua figlia non è neanche permesso di iscriversi a scuola.

O si impegna a guadagnare molto di più in modo da permettere alla bambina di frequentare una costosa scuola privata, oppure deve mandare la bambina al suo paese natale [per farla crescere dai familiari o dai nonni], ma nessuno dei genitori ha il coraggio di scaricare in questo modo la bambina, e farne una delle tante bambine lasciate indietro; d’altronde non possono neanche tornare tutti quanti al paese natale: una volta che tornassero, infatti, come potrebbero mantenersi?

Dopo aver consumato tutta la sua giovinezza per costruire questa città, la città non gli ha dato neanche una casa. Senza né casa né hukou, il futuro è del tutto incerto.

Anche il trentottene Liu Zhen sperava che Shenzhen potesse diventare la sua vera casa e dargli da mangiare. È arrivato dallo Hunan otto anni fa per cercare lavoro: ogni mese manda alla moglie e al figlio, rimasti a casa, delle rimesse per vivere. Nella sua ricerca di lavoro è incappato diverse volte in intermediari truffatori, e tali esperienze gli hanno lasciato solo rabbia e sconforto. Shenzhen non è poi quel posto mitico dove è facile arricchirsi.

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Liu Zhen non ha più speranza, solo che tornare al paese natale è ancora più difficile e improponibile. Ormai non gli resta che barcamenarsi “navigando a vista”.

La prima generazione di contadini-operai arrivava in città carica di sogni, e con il loro enorme sacrificio hanno posto le basi per lo sviluppo di questa città, costruendo ad uno ad uno i colossi edilizi che hanno spinto in alto il PIL, ma i benefici finali di questa crescita non sono arrivati anche a loro, che non sono riusciti ad integrarsi nella città.

I loro figli sono gli orfani scartati dal miracolo della crescita economica cinese. Sono i bambini lasciati in affido ai parenti più anziani e che ne seguono i ritmi di vita, privati di educazione familiare e scolastica; molti di loro costituiranno quindi la nuova generazione di operai immigrati in città, e seguiranno i passi dei loro genitori.

Come nel caso di Song Chunjiang e Dongdong: alla fine Dongdong ha deciso di partire via da Shenzhen e raggiungere la madre che lavora a Canton. Song Chunjiang invece non riesce a lasciare Sanhe, lui ha già venduto la sua carta d’identità, rendendo impossibile lasciare Sanhe, e cancellando allo stesso tempo la sua identità di membro della società.

È anche vero però che molti dashen, pur avendo ancora la carta d’identità non sono disposti a lasciare Sanhe. Per loro i contratti giornalieri sono come una droga.

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Una volta presa l’abitudine non vogliono uscirne, così questo luogo è diventato quello dove è più facile andare incontro al degrado. Per chi si è abituato alla vita dei contratti giornalieri è molto difficile tornare sui binari della vita normale.

Si dice che nella magnifica metropoli di Shenzhen la classe di ricchi con un partimonio di oltre 10 milioni di yuan abbia raggiunto le 70mila persone; ma questo è un divario di ricchezza che i dashen di Sanhe, per quanti sforzi possano mai fare, non potranno mai varcare. In quest’epoca le differenze di reddito tra i poveri e i ricchi sono aumentate senza che quasi ce ne si accorgersesse, e ciò li ha spinti alla disperazione, uccidendo i loro sogni.

In base alle statistiche, oltre il 60% degli operai di Shenzhen ha un livello di scolarità fermo alla licenza media, essi sono gravemente privi di educazione scolastica ma anche familiare ed affettiva, fatto che impedisce loro di trovare un posto in quest’epoca in cui è così facile perdere la retta via.

Quest’epoca corre troppo velocemente e loro non riescono a tenere il passo, o semplicemente non ci provano neanche più. Il loro “nido” [citazione del titolo di un romanzo e serie televisiva] si trova in un angolino, ci si dimentica di loro facilmente, mentre noi siamo concentrati sulle nostre vite dimenticando facilmente come è il mondo, e di come in questo mondo ci siano degli angoli nei quali si annida una rivolta disperata.

Ma di disperato non ci sono soltanto i dashen di Sanhe: visto che i prezzi degli appartamenti sono sempre più alti e che le risorse sono sempre più concentrate,

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la vita nascosta di tutte le persone che si nascondono all’interno degli uffici, dalla vita pur interessante e varia, tra preoccupazione e disorientamento, in realtà è uguale.

È questa, forse, la vita che dobbiamo vivere? Oppure quest’epoca ci deve una spiegazione? Però noi stessi che cosa possiamo farci, cosa possiamo cambiare? Dietro chi ha fallito ed è disperato si ripropone sempre un paragone: neanche con una vita di sforzi si riesce a raggiungere un gruppo di privilegiati, nati in condizioni favorevoli. Rinunciare diventa allora un’ultima forma di ribellione.

Ma quest’epoca, strepitante di competizioni sul valore di casa, patrimonio e rango sociale, ci insegna che sebbene noi non possiamo scegliere come nascere, possiamo però scegliere come vivere; che non c’è modo di scegliere l’epoca in cui vivere, ma che possiamo scegliere di non farci stritolare da valori distorti e apprezzare la forza autentica di questo mondo in ogni secondo della vita, facendo      qualcosa di genuino e che ci emoziona.

Sebbene le scelte a nostra disposizione sembrino poche, almeno abbiamo a dispozione questa vita.

Immagine: il palazzo dove ha sede il mercato delle risorse umane di Sanhe. Fonte: qua, modificata.