Pagamenti elettronici e chewing gum

Fino a non molti anni fa in Cina i pagamenti negli esercizi commerciali avvenivano per lo più in contanti: a questo contribuiva una forte diffidenza nei confronti di carte di credito e bancomat, e comunque in generale una limitata penetrazione del sistema bancario.

La situazione è stata radicalmente mutata negli scorsi anni, in quanto sono state sviluppate e si sono diffuse capillarmente delle applicazioni da cellulare che consentono pagamenti immediati in totale sicurezza.

Attualmente quindi in Cina l’uso del contante è stato soppiantato quasi ovunue da forme di pagamento elettronico per mezzo di telefonini o altri dispositivi elettronici. Pagare in questo modo è decisamente più semplice e immediato, e questo sta avendo delle conseguenze secondarie interessanti. Per esempio, la possibilità di pagare la cifra esatta sta portando alla progressiva scomparsa del resto.

In particolare è quasi dimenticata la pratica – un tempo abbastanza diffusa – di convertire il resto in ulteriore merce dal costo contenuto, come caramelle o chewing-gum.

In Cina i chewing-gum (almeno quelli di tipo industriale) hanno avuto una storia relativamente recente, ma una forma di alimento masticabile esisteva già sin dall’epoca Han; pur essendo di origine vegetale (derivava dalla pianta dei chiodi di garofano), veniva chiamata “lingua di pollo”. Si trattava di un alimento costoso e prestigioso, celebrato nel corso della storia da numerosi poeti e scrittori, e il suo consumo era riservato ai funzionari della corte.

La versione moderna del chewing-gum (口香糖) ha avuto un certo successo in Cina, anche in seguito all’influenza della moda o di singoli personaggi famosi. Durante gli anni ’80 e ’90, i giovani che apparivano in pubblico masticando una chewing-gum apparivano più disinvolti e vincenti.

Nel corso degli ultimi anni però alcune delle qualità dei chewing-gum, come la capacità di profumare l’alito, sono state migliorate da altri prodotti, che hanno quindi a poco a poco rimpiazzato le gomme. Nel frattempo si è sviluppata una certa consapevolezza dei potenziali effetti negativi sulla salute.

Negli ultimi anni il consumo in varie aree del mondo è quindi diminuito: alcuni istituti di ricerche di mercato hanno evidenziato un calo generalizzato delle vendite di chewing-gum negli Stati Uniti; e questa tendenza è presente anche in Cina.

Secondo i dati dell’agenzia di consulenza China Baogao, il mercato cinese dei chewing-gum ha raggiunto un picco nel 2016 con un fatturato 11,3 miliardi di yuan, per poi iniziare una discesa di circa il 15% negli scorsi tre anni.

Una recente trasmissione televisiva però ha ipotizzato che nella specificità cinese l’uso dei telefonini e dei metodi di pagamento elettronico abbiano avuto un impatto molto maggiore rispetto a questa tendenza. Le ragioni addotte sono poco intuitive, ma una volta esposte sembrano sembrano solide.

La maggior parte dei chewing-gum era ed è presentata alla vendita nelle vicinanze delle casse dei vari esercizi commerciali, una posizione che invita le persone in coda all’acquisto; ma ormai molte delle persone che hanno un telefonino lo consultano durante i momenti di attesa – come appunto le code – prestando molto meno attenzione alla merce circostante.

Quindi, ritengono alcuni osservatori, l’acquisto di chewing-gum (e non solo) è già scoraggiato dall’uso del telefonino, in quanto questo è un elemento di distrazione; ma in particolare, il suo utilizzato per pagare in modo istantaneo, esclude la possibilità di ricevere chewing-gum al posto del resto. In questo modo due dei più comuni metodi con i quali, per quanto poco intenzionalmente, ci si ritrovava con dei chewing-gum, sono stati drasticamente diminuiti.

Inoltre, anche la crescita degli acquisti online, delle App per la consegna a domicilio del cibo, e la sempre più diffusa automazione delle casse possono avere parallelamente diminuito le occasioni di acquisto di molti generi di consumo voluttuari.

Del resto una tendenza simile è stata registrata a proposito degli spaghetti istantanei, un prodotto decisamente cinese e molto più diffuso. In questi due casi quindi non si è visto un calo della qualità intrinseca del prodotto, ma una diminuzione del suo “valore” (in senso lato) dovuto a fattori esterni, in particolare all’emergere di nuovi servizi internet.

In questi anni sono nate innumerevoli App che semplificano l’acquisto online di beni e servizi, e visto il numero di consumatori è inevitabile che ciò causi un cambiamento nelle modalità di acquisto offline.

Lo scorso 28 febbraio, il China Internet Network Information Center ha pubblicato alcuni dati relativi all’utilizzo di internet in Cina, secondo i quali la rete è utilizzata da 829 milioni di cittadini, 817 dei quali anche da dispositivo mobile. L’utilizzo medio settimanale nel 2018 è arrivato a 27,6 ore, e una porzione rilevante del tempo di utilizzo è dedicata alle app che funzionano in tempo reale, in particolare – ma non solo – WeChat.

Immagine: un pagamento con WeChat. Fonte: qua, modificata.