Meno alunni, obbligo o demografia

La popolazione cinese ha subito negli scorsi decenni un importante rallentamento del tasso di crescita, dovuto agli effetti decennali della legge “del figlio unico” e più recentemente alle scelte di una popolazione urbanizzata.

In effetti, anche dopo l’abrogazione della legge nel 2013, la propensione ad avere figli è mitigata dai costi gravosi e inevitabili che i figli comportano alle famiglie. Il tasso netto di crescita per il 2018 è stato del 3.81‰, per una popolazione che all’inizio del 2019 era di 1,395 miliardi di persone, il 60% circa delle quali vive in zone urbane.

Le mutate condizioni demografiche, affiancate dall’evoluzione nelle normative, hanno avuto delle ripercussioni anche sul numero di alunni nelle classi delle scuole dell’obbligo.

Nel 2018 infatti è stato varato dal governo un piano che prevede il contenimento del numero degli alunni per classe. Uno studio recente svolto su tutto il territorio nazionale aveva evidenziato come le classi di scuola elementare e media “molto sovrappopolate”, ovvero con più di 66 alunni, erano diminuite parecchio, quasi dimezzandosi rispetto alla precedente rilevazione.

Tuttavia al momento le classi sovrappopolate (oltre 66 alunni) sono ancora circa l’1,2% del totale, e se si considerano le classi “grandi”, ovvero con più di 56 alunni, esse sono addirittura l’8,1%. Il numero è stato valutato come eccessivo dal Ministero dell’Istruzione, che ha concordato con le autorità locali delle zone economicamente depresse (tra quelle più interessate dal fenomento) la fornitura di più risorse economiche e materiali, al contempo spronandole a permettere ai migliori studenti di iscriversi nelle altre scuole migliori del territorio.

Per esempio, nella provincia di Hunan il numero massimo consentito dovrebbe essere limitato a 45 alunni, però nella città di Loudi la percentuale di classi che eccede il tetto, fino a oltre 55 bambini, è del 37%.

Non si tratta di un caso isolato, e la situzione è aggravata peraltro dalla frequente chiusura di edifici scolastici. Nel 2017 le scuole primarie in Cina erano in totale circa 167 mila, il valore più basso da decenni, risultato di una incessante e rapida contrazione. Nei quarant’anni che vanno dal 1976 al 2016 hanno chiuso circa 916 mila scuole elementari, per cui quelle rimaste oggi sono soltanto una piccola frazione di quelle esistenti nel 1976.

Una spiegazione del fenomeno iniziato negli anni ’70 dipende da ragioni storiche e politiche, come il periodo della Rivoluzione culturale, durante la quale era l’idea stessa di cultura “borghese” che veniva attaccata. A risentirne sono stati per lo più gli istituti superiori, mentre le scuole di grado inferiore erano in qualche modo promosse, tuttavia la qualità dell’insegnamento era decisamente bassa. Dopo la fine della Rivoluzione culturale molte scuole non rispondenti a standard più moderni vennero chiuse.

I cambiamenti maggiori derivarono però dalla demografia, sia mediata dalla politica (legge del figlio unico), sia dall’evoluzione nell’economia. Negli anni più recenti infatti le aree più rurali e remote sono state progressivamente abbandonate in seguito ai flussi migratori interni, inoltre l’ubicazione delle scuole è stata razionalizzata, penalizzando fortemente proprio le aree rurali.

Nel marzo 2018 il Congresso cinese si è impegnato a diminuire il numero di alunni per classe, vista la situazione complessa di buona parte del territorio. In base alle nuove norme, le classi delle scuole elementari e medie dovranno essere formate considerando le necessità del singolo istituto scolastico e le regole di una corretta didattica, e inoltre sarà abbligatorio organizzare la suddivisione in classi “verticali” tenendo conto del numero degli alunni iscritti.

Secondo questi principi, una classe ordinaria delle scuole medie dovrebbe risultare composta da circa 45-50 studenti, ma mentre nelle città il numero dvrebbe attestarsi sui 40-45 studenti, nelle zone rurali il numero dovrebbe subire riduzioni più consistenti rispetto alle quote attuali, anche se l’entità precisa viene definita dalle autorità scolastiche provinciali o locali, che si pronunceranno dopo aver considerato la situazione effettiva del territorio.

Le autorità dovranno tenere in considerazione sia l’evoluzione della situazione demografica in entrata nelle scuole dalle elementari fino alle superiori, sia la situazione degli istituti, includendovi l’esame dei dormitori, il numero di insegnanti e altre condizioni, in modo da predisporre adeguatamente il numero di alunni per classe e la suddivisione stessa in anni.

Il numero di alunni può essere dedotto a partire dal picco nel numero di alunni che effettuano l’iscrizione, poi da tale numero bisogerà procedere ad un opportuno “filtraggio”; tuttavia è necessario trovare strategie efficaci per contrastare il fenomeno del sovraffollamento o almeno per invertire le tendenze all’aumento dei numeri.

Il principio che deve rimanere valido è quello di incoraggiare tutte le istituzioni a rispondere alle richieste di insegnamento di buona qualità.

Immagine: una scuola rurale a Tianshui, nel Gansu. Fonte: qua, modificata.