Anima e corpo – 神身

La parola “anima”, dal latino “animus”, richiama l’idea di un qualcosa che si muove all’interno del corpo rendendolo vivo: animandolo proprio come si suol dire.

Per il senso comune, ad anima si associa un principio vitale, spesso immateriale, a volte spirituale, che è custode e origine di pensieri e sentimenti.

A seconda del contesto culturale l’anima viene localizzata in punti differenti e viene legata a funzioni corporee. Nelle tradizioni di matrice occidentale legate alla religione cristiana, viene distinta e contrapposta al corpo inteso come fisicità, per sottolinearne l’aspetto più spirituale ed emotivo.

Anima, mente, corpo, dunque un paradigma che contiene tutto quello che è l’universo umano, sia la sua dimensione strettamente fisiologica che quella razionale e non da ultimo quella immateriale.

In cinese esiste un termine che racchiude in sé i tre suddetti concetti senza per altro compiere una distinzione netta, ma come per ogni definizione in questa lingua, richiamando un’aura di significato piuttosto ampia.

神 – shen: spirito, anima, emozione, forza vitale, coscienza, volontà, istinto.

La traduzione della parola e la sua resa in italiano è complessa, tanto quanto è ramificata la sua sfera lessicale in cinese.

Il carattere shen (神) è composto da due parti:

– shen: espressione, stato, spiegazione

视 – shi: manifestarsi, rendere noto

La sua etimologia rimanda a un qualcosa di non ben definito che va rivelato, scoperto. Un che di sottile e non strettamente fisiologico ma nello stesso tempo non scindibile dalla forma concreta attraverso la quale si manifesta.

Un’essenza yang, ovvero impalpabile che tende verso l’alto con una dimensione materiale yin, ovvero corporea che ne è base e sostanza imprescindibile.

Proprio il circolare dello shen nel corpo attraverso il sangue (elemento yin), gli consente di toccare, portare e diffondere sensazioni e di conseguenza di provocare reazioni legate alle emozioni in tutto l’organismo.

Non c’è opposizione ma relazione: la realtà va scandagliata attraverso i legami che la intercorrono non suddividendole in categorie da contrapporre.

Nonostante le diverse componenti, lo shen è uno: articolazione e modalità di funzionamento sono variegate.

Non si può dunque limitare il carattere shen alla dimensione emotivo-razionale, ma vanno inglobati anche gli aspetti corporei quali gli istinti e le sensazioni, che vengono considerati in un tutt’uno circolare. Non c’è una mente, un corpo e un’anima, ma c’è un individuo che in sé coltiva e contiene i tre aspetti.

In medicina cinese, i meridiani che collegano le varie parti del corpo, raggiungono organi e visceri sostenendo il circolo di sostanze, essenze ed energie.

In questo senso, lo shen assume diverse sfaccettature, che vanno tenute in considerazione, nulla va trascurato.

L’armonia o la sua assenza derivano dall’equilibrio delle parti in gioco.

Sarà forse un caso che in cinese esistano due caratteri scritti diversamente ma pronunciati allo stesso modo, ovvero come shen?

Quando si parla, se non si specifica, si può far riferimento sia a shen (神, anima) che a shen (身, corpo). Se la lingua di un popolo è portatrice dell’evoluzione e del pensiero insito in una tradizione, anche questa coincidenza può esser significativa per una visione ampia e inclusiva dell’argomento.

Immagine: un dettaglio della celebre tela “Alba di primavera al palazzo Han” (汉宫春晓图), dipinta dall’artista Qiu Ying, di epoca Ming. Fonte: qua, modificata.