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Traduzione e interpretariato cinese e italiano

Vino cinese: la situazione attuale

La prima pubblicità cinese di vino - 1918

In un lungo articolo pubblicato su Chinapictorial viene fatto il punto sulla produzione e il commercio del vino cinese. Il pezzo presenta molto da vicino la storia di una delle più prestigiose e competitive cantine cinesi, la Zhang Yu di Yantai (Shandong), la più antica azienda vinicola cinese con 120 anni di attività.

Ecco un estratto dell’articolo.

Negli ultimi anni il mercato degli alcolici cinesi ha avuto una forte crescita fino a raggiungere circa l’80% dei consumi, lasciando in seconda posizione i nomi stranieri. Le marche nazionali si pubblicizzano mettendo in rilievo “la storia” come nel caso appunto della Zhang Yu, oppure “il popolo” come fa Changcheng (Grande Muraglia), o ancora il lato romantico, come per Wang Chao.

L’importanza delle bevande alcoliche dipende anche dalle abitudini e la tradizione culturale che da esse derivano, e che influenzano direttamente anche il mercato. Per esempio la produzione e il consumo di birra in Cina ha avuto una veloce evoluzione a partire da trent’anni fa, partendo da una diffusione molto limitata a una abitudine quotidiana di molte persone.

Il vino ha un’origine straniera, ma si è ben ambientato in Cina anche grazie al suo valore di status symbol e alla sua reputazione di benefico per la salute. Il consumo nel 2011 è stato di circa 1,1 miliardi di bottiglie, circa il 40% dell’intero mercato asiatico: in pratica, dopo il baijiu e la birra, il vino è diventato un ospite fisso (常驻军) sulle tavole cinesi.

Una delle prime citazioni dell’uva nella storia cinese si ha in un componimento poetico di 2000 anni fa, ma il primo contatto con il vino avvenne solo nel periodo degli Han Occidentali (II sec. a.C.), quando l’ambasciatore imperiale Zhang Qian introdusse a corte l’uva e le tecniche che aveva scoperto durante una spedizione presso il popolo cetroasiatico dei Dayuan, esperti viticoltori. Il vino acquistò una reputazione sempre maggiore fino al periodo Tang, quando fu celebrato dal poeta Li Bai. In epoche successive, invece, le tecniche di coltivazione e di fermentazione non furono sviluppate alla pari di altri paesi, lasciando così il settore parecchio arretrato. La storia moderna inizia invece dalla fondazione della casa vinicola Zhang Yu nel 1892.

Questa azienda si è distinta nel suo primo periodo di attività anche per la capacità di innovare importando vitigni e macchinari dall’occidente ed invitando agronomi per curare le sue vigne, dando avvio a una storia che – fra alti e bassi – l’ha resa oggi la più grande e dinamica azienda vinicola di tutta l’Asia.

I responsabili della Zhang Yu raccontano al giornalista alcuni dei momenti più delicati nella storia dell’azienda, come negli anni ’30 la difficile ricerca di terreni migliori per alcune varietà d’uva, o il disorientamento di quando alla fine degli anni ’80 si passò da un’economia pianificata ad una basata sul mercato, e l’attuale processo di modernizzazione. Il manager ricorda anche le attività di promozione e di divulgazione portate avanti grazie al loro Museo della cultura del vino.

Osservando l’andamento del mercato interno si rileva che il ritmo attuale di crescita del mercato del vino in Cina è del 20% all’anno, una velocità tale che secondo alcuni esperti in pochi anni potrebbe diventare il primo produttore e consumatore mondiale. Molte cantine straniere provano a penetrare nel mercato cinese, così come anche le aziende cinesi stanno tentando di innalzare i loro standard di qualità per potere espandersi all’estero. Se però le ultime fasi del processo produttivo sono ben sviluppate, quello che difetta però è la fase della coltivazione, punto di partenza per ottenere un buon risultato. Molte aziende preferiscono infatti importare uve o mosti stranieri e riservare solo le ultime lavorazioni in Cina, saltando alcuni passaggi importanti come l’invecchiamento.

Ma in che modo i produttori cinesi possono essere in grado di proporre un vino di alta qualità e rompere l’assedio posto dalle numerose e prestigiose marche straniere? La globalizzazione dell’economia ha liberato il potenziale della Cina come mai era accaduto prima, rendendola un soggetto economico di primaria importanza. La Cina si è fino ad ora limitata ad essere perlopiù la “fabbrica del mondo”, mentre la sfida attuale è invece riuscire a trasformarsi gradatamente nel “pensatoio del mondo” e vincere la più difficile corsa all’innovazione e alla creatività.

Secondo gli auspici di molti esperti, il governo dovrebbe difendere attivamente il settore con politiche protettive, sostenere le imprese che si occupano delle colture, e favorire la meccanizzazione e l’innovazione per ridurre lo scarto tra prodotti nazionali ed esteri. Gli esperti inoltre raccomandano alle stesse aziende una maggiore apertura, imprenditorialità e attenzione ai gusti dei clienti più esigenti.

Immagine: la prima pubblicità cinese di vino, del 1918 (Zhang Yu). Fonte.

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