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Traduzione e interpretariato cinese e italiano

Un dolce manchu: il saqima

Spuntino cinese

Non tutta la tradizione culinaria cinese deriva dal popolo Han: diverse ricette diffuse su tutto il territorio provengono da tradizioni di altre minoranze o dai Paesi vicini.

Una di queste è il saqima, uno sformato di farina di origine manchu, ma ormai diventato tipicamente cinese. La pasta di base è costituita da strisce di farina e uovo, che vengono prima fritte, avvolte su loro stesse, mescolate ad una crema caramellata e quindi tagliate in piccoli blocchi. Il gusto è delicato, dolce e profumato ma non troppo, la consistenza friabile ma soffice, il colore dorato.

Le prime testimonianze di questo dolce lo fanno risalire all’epoca Qing, quando veniva utilizzato come offerta votiva presso i mausolei degli antichi imperatori manchu. Con l’insediarsi della dinastia Qing, il saqima fu introdotto anche a Pechino. In un primo periodo era riservato ai monaci lamaisti, ma poi conobbe una grande diffusione e diventò uno dei dolci tipici della città, adatto a tutte le stagioni e consumato durante tutti i tipi di cerimonie.

Data l’origine straniera, la trascrizione del nome contempla più varianti, pur conservando una pronuncia simile: “沙琪玛”,  “沙其马” o anche “萨齐马”. Queste varianti hanno una corrisponenza nelle numerose leggende sulla nascita del dolce, secondo le quali si tratterebbe di un’invenzione fortuita da parte di cuochi o servitori di questo o quel personaggio storico. Probabilmente la spiegazione più attendibile della sua origine risiede nell’etimologia del nome, attestato sin dal periodo dell’imperatore Qianlong, che in lingua manchu farebbe riferimento a un “dolce spezzettato”.

Anticamente uno degli ingredienti principali del saqima erano le bacche di goji, tanto che uno dei nomi in manchu faceva riferimento proprio a questa pianta; poi però con il passare del tempo il goji fu rimpiazzato da uva passa, sesamo, prugne, jujube e altri frutti. Un’altra particolarità del saqima più arcaico è che per la sua preparazione si utilizzavano anche cristalli di zucchero, burro e farina bianca, e che veniva cotto al forno nello strutto.

Grazie alle sue caratteristiche alimentari, ma anche al suo formato, comodo da trasportare, il saqima è diventato uno degli snack più diffusi e consumati in Cina. Già nel 2006 ne sono stati consumati circa 500 mila tonnellate, e la crescita annuale supera il 10%. Il mercato si è adeguato, proponendo sempre nuove varianti e istituendo uno standard di qualità. Il consumo non deve però essere troppo frequente, in quanto il saqima possiede un alto contenuto calorico e zuccherino: i grassi costituiscono circa il 54%, e per ogni 100 grammi le calorie contenute sono circa 270.

Le varianti attuali della ricetta sono molte, ma gli ingredienti per prepararne una versione standard sono:

  • 200 g di farina
  • 2 uova
  • 120 g di zucchero
  • un cucchiaino di caramello
  • sesamo bianco e nero, uva passa, fiori di osmanto dolce q.b

Cottura:

  • montare le uova (la montatura è necessaria per rendere soffice il saqima)
  • aggiungere la farina e lasciare riposare per 30 minuti
  • con un mattarello appiattire la pasta appena formata, poi tagliarla a striscioline uniformi
  • friggere in olio di arachidi fino alla doratura; estrarre e lasciare gocciolare del tutto l’olio
  • a questo punto, su un altro fornello, preparare la glassa, versando in un pentolino un bicchiere d’acqua, e aggiungengo lo zucchero e l’osmanto dolce. Proseguire la cottura a fuoco lento, controllando che, stiracchiandola, la glassa diventi filamentosa
  • unire le strisce di farina alla glassa, aggiungendo anche il sesamo e l’uva passa, e mescolando per uniformare l’impasto
  • per separare in porzioni lo si può versare su una teglia già spennellata d’olio, comprimendo e lasciando raffreddare. Una volta freddo lo si ribalta su un piatto e lo si taglia in cubetti, ed è pronto da servire.

Immagine: alcune porzioni di saqima. Fonte: qua, modificata.