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Traduzione e interpretariato cinese e italiano

Breve storia della “legge sul figlio unico”

RIforme per le famiglie

La crescita della popolazione in Cina è avvenuta in modo irregolare durante tutta la seconda metà del Novecento, ed è stata fortemente influenzata da diversi tentativi di pianificazione delle nascite, che in pochi anni sono passate da appelli del governo ad avere molti figli (“人多力量大”) per costruire un Paese più forte alle rigide limitazioni imposte in un’ottica di ottimizzazione delle risorse.

Le norme più stringenti sono però state varate solo dopo un periodo di crescita demografica esplosiva, evolvendosi in quella che in Occidente è conosciuta come “legge del figlio unico”, secondo la quale ad ogni coppia di sposi era consentito avere un unico figlio (a meno di parti gemellari). Si tratta di un tema tra i più sentiti in Cina, e che fa da sfondo a molte opere artistiche e letterarie: nel romanzo “Le rane”, del premio nobel Mo Yan, la trama segue tutti gli snodi principali del tema della procreazione nei suoi risvolti sociali.

Considerando il carattere intrisecamente autoritario della legge e le storture o dirette e indirette alle quali ha dato luogo, in Cina stessa sono sempre state molte le istanze di revisione anche profonda, e in effetti l’impianto normativo è stato più volte modificato per adeguarlo alle situazioni reali e correggerne alcuni limiti evidenti.

La revisione più recente è stata apportata nel 2014, e riguarda le coppie in cui anche un solo componente, che sia il marito o la moglie, sia a sua volta figlio unico. Secondo questa riforma, le coppie così costituite sono state autorizzate ad avere un altro figlio; nonostante la liberalizzazione però le coppie che hanno effettivamente cercato una gravidanza sono state ben al di sotto delle aspettative.

Per riassumere le tappe principali di questa legge, il sito News.cn ha preparato un interessante grafico interattivo che illustra l’evoluzione delle politiche sulla natalità in Cina dal 1971 ad oggi. Ecco un estratto dalla traduzione.

1971 – Il Consiglio di Stato per la prima volta promuove la programmazione delle nascite. Dopo anni nei quali il popolo era stato incoraggiato a procreare, il nuovo slogan è “Uno non è poco, due è perfetto, tre sono già troppi”.

!973 – VIene lanciato il primo piano nazionale: le parole d’ordine sono “tardi”, “distanziati” e “pochi”. “Tardi” implica il matrimonio dopo i 25 anni per gli uomini e 23 per le donne con il primo parto dopo i 24 anni; “distanziati” richiede di intervallare le gravidanze di almeno tre anni; “pochi” individua il limite in due figli a coppia.

1978 – La pianificazione delle nascite diventa legge ed entra nella costituzione cinese. La costituzione nella sua revisione del 1978 include un articolo 53 che recita: “Lo Stato promuove e realizza il controllo delle nascite”. Contestualmente una circolare del Consiglio di Stato promuove la politica del “meglio un solo figlio, al massimo due”.

1980 – Il Comitato Centrale del partito comunista pubblica una lettera aperta diretta a tutti gli iscritti e ai membri della lega della gioventù, nella quale si promuove il limite di un solo figlio.

1982 – Direttiva del Comitato Centrale e del Consiglio di Stato, con la quale si sollecitava una maggiore attenzione alle coppie residenti nelle zone rurali il cui primo parto avesse dato alla luce una bambina. Nella cultura contadina le figlie femmine venivano considerate quasi solo un peso economico, così dopo l’entrata in vigore della legge sul controllo delle nascite si era diffusa la pratica dell’aborto selettivo femminile. La legislazione è stata più volte modificata proprio scoraggiare questo fenomeno.

1984 – VIene emanato un provvedimento che limitatamente alle zone rurali autorizzava delle eccezioni e quindi un secondo parto.

2002 – Entrano in vigore nuovi regolamenti, secondo i quali le coppie in regola con la legge possono chiedere di avviare una seconda gravidanza.

2013 – Già dall’inizio del terzo millennio alcune conseguenze negative della legge hanno cominciato ad essere più evidenti, a partire da problemi demografci strutturali come l’invecchiamento della popolazione o lo squilibrio tra maschi e femmine. Per cercare di compensare nel lungo termine questi squilibri, le coppie nelle quali anche uno solo dei componenti sia già figlio unico possono procedere a una seconda gravidanza.

2014 – A un anno dalle nuove riforme le nascite sono state 470 mila in più rispetto all’anno precedente. In tutto il Paese oltre un milione di coppie ha presentato la richiesta di autorizzazione alla gravidanza.

2015 – Gli esperti stimano che quest’anno le nascite saranno circa un milione in più di quelle dell’anno scorso, raggiungendo quasi 18 milioni.

Immagine: una coppia si chiede se sia il caso di avere un secondo figlio: nonostante l’autorizzazione, il marito obietta che le spese per mantenere un altro figlio sarebbero insostenibili. La vignetta rispecchia una situazione molto diffusa specialmente nelle città, nelle quali le politiche di promozione delle nascite spesso falliscono a causa del carico economico che le famiglie dovrebbero affrontare. Fonte: qua.