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Traduzione e interpretariato cinese e italiano

Scuole che resistono

scuola cineseL’evoluzione delle campagne in Cina dipende in larga misura dai cambiamenti economici che si sono verificati negli ultimi decenni: lo spostamento di popolazione verso le zone più urbanizzate e sviluppate ha impoverito le strutture sociali e svuotato parallelamente anche le scuole.

Oggi la possibilità di sopravvivenza delle scuole rurali di grado inferiore, che in passato erano diffuse in modo capillare su tutto il territorio, è minacciata dal peggiorare del contesto ambientale dei luoghi nei quali si trovano. A questo concorre la politica avviata alla fine degli anni ’90, che ha chiuso le scuole situate nei villaggi più piccoli e remoti per accorparne le classi a quelle delle scuole dei centri maggiori. In questo modo sono stati assecondati i flussi migratori, ma i piccoli centri sono rimasti in gran parte privi di preziose risorse professionali. Dal 1997 al 2010 sono state chiuse oltre 300 mila scuole primarie.

Inoltre, i bambini che rimangono ai villaggi sono costretti ad affrontare lunghi spostamenti quotidiani, con il relativo costo economico e in termini di tempo, così che l’abbandono scolastico è un rischio sempre più concreto. L’alternativa alla pendolatrità è trovare delle sistemazioni presso i dormitori all’interno delle stesse strutture scolastiche, ma questa soluzione è gravosa in termini di spesa e sul piano degli affetti.

Un reportage realizzato dal giornalista Sun Yang esamina il caso di un distretto rurale della provincia del Ningxia, in cui l’unica scuola ancora presente affronta il rischio di chiusura, sia a causa di una popolazione studentesca sempre più esigua che per la mancanza di personale che accetti di lavorare in condizioni disagiate.

Il villaggio è quello di Licha, nel distretto di Xiji: l’unico maestro di scuola rimasto, Zhang Huaichun, che vi lavora da 39 anni, ricorda quando gli insegnanti erano due e gli iscritti totali 37. Ma negli ultimi anni le famiglie rimaste sono sempre meno, così ormai la scuola accoglie solo nove bambini divisi in due classi.

La zona nella quale si trova questo villaggio è conosciuta come una delle più povere della Cina, molti degli abitanti hanno cercato un lavoro in città o sono emigrati, le scuole stesse sono semivuote, con uno o due insegnanti e una ventina di studenti di età non sempre facilmente siddivisibili in classi omogenee.

Uno dei problemi di queste scuole è la difficoltà di trovare nuovi insegnanti al posto di quelli che hanno raggiunto l’età della pensione. Come conferma Zhao Wanjiang, direttore della scuola elementare di Pingfeng, il problema è diffuso: in queste zone non vengono inviati giovani insegnanti, e se anche iniziano a lavorare, cercano di andar via prima possibile, specialmente quelli già abituati alla vita di città, e che trovano le condizioni in campagna troppo dure.

In genere il meccanismo di sostituzione del personale si basa sui trasferimenti di docenti gestiti dalle autorità scolastiche delle zone vicine, ma i fondi sono sempre più scarsi e non sempre è possibile. Un’altra modalità di reclutamento è quella di richiamare insegnanti in pensione: in una scuola vicina, l’unico insegnante ancora in servizio era andato in pensione l’anno scorso ed è stato richiamato in servizio per mancanza di sostituti. L’anziano docente ha accettato per senso del dovere nei confronti dei bambini del villaggio, ma spesso si chiede cosa succederà quando lui non sarà più in grado di lavorare.

Come ha potuto constatare anche il giornalista nel corso delle interviste, gli insegnanti giovani non accettano volentieri incarichi in queste zone, anche perché oltre a dover accettare condizioni disagiate, lo stipendio è molto basso e le possibilità di avanzamenti di carriera quasi inesistenti. Spesso l’unico motivo per rimanere sul posto è solo il senso di responsabilità e il legame che si stabilisce con gli alunni e le loro famiglie.

Immagine: una classe della scuola rurale nel villaggio di Jingheyuan, nel Ningxia. Fonte.

Il villaggio di Licha nel Ningxia, sulla mappa.