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Traduzione e interpretariato cinese e italiano

Routine quotidiane – 吃喝拉撒睡

Taijiquan

Routine: derivazione della parola francese route (strada), indica un modo, una pratica, un ritmo che viene replicato periodicamente senza variazioni sostanziali. Il non mutare del processo genera stabilità e ordine creando un assetto base sul quale appoggiare la variabilità e la difformità che si presenta in ogni giornata, anche se apparentemente uguale alla precedente.

常事: corrispettivo cinese per routine, letteralmente composta da due caratteri 常 (solito, usuale) e 事 (cosa, affare), questa parola indica tutto ciò che si ripete di consueto, in riferimento soprattutto ad azioni ed attività proprie della quotidianità.

Innegabile presupposto da non dimenticare è che ciascun individuo, indipendentemente dalla cultura e nella sua specifica singolarità, ha le proprie abitudini, i propri ritmi e le proprie preferenze riguardo come organizzare i diversi tempi di vita, che sia quella lavorativa, quella pubblica o quella affettiva.

Bisogna allo stesso modo tenere in considerazione, che in quanto essere sociale, ogni individuo è partecipe, più o meno attivo, della vita collettiva del luogo in cui vive, e di conseguenza ne subisce notevoli influenze, non soltanto dal punto di vista culturale o educativo, ma anche nell’ordinaria e semplice organizzazione di attività legate a bisogni primari quali il mangiare e il dormire.

Un aspetto singolare e di primissimo impatto per chi si reca in Cina, è quanto il concetto di tempo sia profondamente legato al sorgere e al tramontare del sole: già dalle 5 del mattino (e spesso ancor prima!) nugoli di persone varcano la soglia dell’uscio di casa per recarsi all’aperto, per la strada, nei parchi, lungo i viali o negli angoli più disparati dove il suolo è calpestabile, armati di polmoni belli aperti per respirar la frescura dell’alba e farsi incantare dal chiarore delle prime ore della giornata.

C’è chi cammina, chi fa esercizio fisico, chi balla, chi fa compere, chi canta o chi fa soltanto quattro parole: il popolo cinese è solerte e attivo appena la luce consente di giocar con la propria ombra, e non perde troppi minuti nel materasso intriso di dolce dormire.

In conseguenza alla levataccia, anche i pasti appaiono di molto anticipati rispetto alla tabella di marcia di un mediterraneo tipico: alle 6 riempiono già le vie cittadine i banchetti che distribuiscono per un pugno di yuan 粥 (zuppe di riso), 饺子 ravioli ripieni), 油条 (bastoncini di farina fritti), 豆浆 (latte di soia) ; già dalle 10:30 è possibile avviarsi a inforcare le bacchette per il pranzo, e dalle 17 si va ben oltre il classico english tea preferendo riempire la pancia con una bella zuppa fumante o qualche piatto agrodolce accompagnato dalla classicissima salsa di soia e dalla ciotolina di riso bianco.

Al calar del sole, verso le 18, si può constatare il riemergere di quel movimento mattutino, che con ritmo canzonato e decisamente rilassato, cammina, fa esercizio fisico, balla, fa compere, canta o fa quattro parole: il ciclico ripetersi di queste attività, come avevano dato il benvenuto all’incominciar del giorno, ora fan da cornice al passaggio verso le tenebre.

Di ritorno al focolare domestico, quando la luna prende il posto del sole, il riposo prende il sopravvento, si allenta la velocità e ci si abbandona tra le braccia della notte.

La scansione delle attività quotidiane è tutt’oggi strettamente legata ai tempi imposti dalla natura e questo probabilmente è retaggio dell’origine rurale della civiltà cinese. Il territorio è stato a lungo destinato ad agricoltura e allevamento, dove era la luce del sole a scandire le azioni degli uomini e non marchingegni inventati dall’uomo a cadenzare bisogni naturali. Malgrado l’industrializzazione e il progressivo allontanamento dalle campagne e dalla vita agreste va avanzando in modo serrato, le abitudini, al contrario, son dure a morire, e si modificano molto più lentamente, passo passo, seguendo un percorso simile nell’orizzonte ma opposto nelle tempistiche.

Come gli antichi latini solevano ricordare, aurora aurum in ore habet (ovvero il mattino ha l’oro in bocca), ecco che i discendenti di Confucio rispondono con 一日之计在于晨, letteralmente organizza la giornata al mattino presto, indicando come golden hours proprio le prime luci dell’alba.

Anche da questo punto di vista il confronto metaforico tra i due imperi, quello romano e quello cinese, non pare in ultimo così irto di differenze, poiché per entrambe le tradizioni, tutto sommato era di gran lunga più desiderabile essere allodole piuttosto che gufi. E il futuro per ora, almeno in terra cinese, non pare andare in controtendenza.

荣 晶 玲

Immagine: degli anziani praticano taiji di gruppo nelle prime ore della mattina. Fonte: qua, modificata.