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Traduzione e interpretariato cinese e italiano

Quando i cinesi dicono no

proteste cina

A volte si dice che nella cultura orientale le opinioni personali non vengano espresse in modo altrettanto diretto come in Occidente: secondo questa visione anche i rifiuti sarebbero espressi con una certa diplomazia. Eppure anche i cinesi negli ultimi anni hanno conosciuto dei movimenti di opinione che si sono espressi in modo netto contro qualcosa. Il sito 163.com ha pubblicato un’infografica animata che racconta dei più recenti movimenti per il “NO” e delle loro conseguenze. Segue un estratto dalla traduzione.


Viaggi – “Non andate a Hong Kong”. Nel periodo della Festa di Primavera del 2015 alcuni media di Hong Kong avevano iniziato a sostenere delle misure per diminuire l’accesso a Hong Kong dei cinesi continentali, considerati troppo numerosi e problematici. In risposta, molti internauti cinesi avevano proposto un’interruzione dei viaggi e dei partenariati con Hong Kong, allo scopo di mettere pressione alle autorità locali. Tuttavia non si sa se gli ideatori della protesta abbiano messo in atto o meno le loro stesse proposte.

Acquisti – “Non comprate merce giapponese”. I movimenti per il boicottaggio delle merci giapponesi fanno parte della storia cinese almeno dai primi decenni del ‘900. L’ondata più recente, risalente al settembre 2012, faceva seguito alle tensioni sul controllo delle isole Diaoyu (Senkaku in giapponese). In quel periodo furono registrati atti di violenza e vandalismo da parte di cinesi nei confronti di automobili e negozi giapponesi. Nonostante questi episodi, le merci giapponesi sono sempre più richieste dai cinesi.

Entertainment – “Non guardate serie TV americane”. Un esperto universitario cinese ha affermato che le serie americane non rappresentano la democrazia americana, ma anzi sarebbero un mero strumento di propaganda usato per illudere i cinesi. Nonostante il varo di norme molto restrittive sulla trasmissione di serie americane su internet e la chiusura di imporanti siti dedicati, i cinesi hanno messo in atto innumerevoli escamotage per vedere le loro serie preferite.

Sport – “Non guardate più il calcio cinese”. Dopo un’umiliante sconfitta in casa per 1 a 5 contro la Thailandia durante un’amichevole nel 2013, la delusione spinse molti a disamorarsi del calcio nazionale. La squadra in seguito ha avuto alti e bassi, e anche le partite hanno avuto un certo seguito. Nella Coppa d’Asia del gennaio 2015 la Cina ha comunque vinto tre partite, ridando entusiasmo ai tifosi.

Istruzione – “Non fidatevi ciecamente delle università Qinghua e Beida“. La qualità dell’istruzione è da sempre un obiettivo degli studenti cinesi e delle loro famiglie, e le università in questione sono quelle con la reputazione migliore. Ma anche se molti esperti ricordano che il valore di uno studente può emergere anche in altre istituzioni e prescindendo dalle votazioni, il prestigio di queste istituzioni non è stata intaccato.

Residenza – “Non abitate a Pechino, Shanghai o Canton”. In queste città il costo della vita e delle case continua a salire, e molti “colletti bianchi” decidono di andare a vivere in centri più piccoli. Tuttavia molti tra quelli che fanno questa scelta tornano indietro: nonostante le difficoltà economiche, le città più importanti offrono una qualità della vita impensabile altrove.

Consumi – “Boicottate Carrefour”. Nel 2008 la torcia olimpica mentre passava da Parigi era stata spenta da alcuni attivisti per l’indipendenza del Tibet. In Cina crebbero gli appelli al boicottaggio dei Carrefour. Anche in questo caso, passata l’ondata di emotività gli affari del grppo francese ripresero senza conseguenze.

Festività – “Non celebrate festività straniere”. Nel 2014 il dipartimento per l’Istruzione di Wenzhou vietava agli studenti dei campus di festeggiare la notte di Natale. Nello stesso periodo, alcuni studenti universitari dello Hunan, vestiti con gli abiti tradizionali Han, invitavano a ignorare le festivita natalizie, in quanto “straniere”, e facendo appelli per celebrare invece le feste tradizionali cinesi. Gli appelli sono rimasti inascoltati. Natale, San Valentino e altre feste occidentali, anche se reinterpretate nel solo aspetto consumistico, sono delle occasioni di festa ben accolte dai cinesi.

Immagine: gli studenti dello Hunan che manifestavano contro le celebrazioni del Natale. Fonte: qua.