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Traduzione e interpretariato cinese e italiano

L’omofonia in cinese

L’omofonia è il fenomeno linguistico per il quale parole di significato diverso si pronunciano allo stesso modo. Sebbene la presenza di omofoni sia comune probabilmente a tutte le lingue, in cinese moderno ha un’incidenza particolarmente importante. La loro occorrenza nella frase è una fonte potenziale di ambiguità, specialmente se il contesto non è chiaro; per evitare malintesi, quindi, i parlanti mettono in opera dei meccanismi di compensazione, come la precisazione del contesto o l’utilizzo di sinonimi.

L’abbondanza di omofoni in cinese moderno dipende dal numero molto limitato di sillabe (circa 400), con le quali però vengono formate decine di migliaia di parole diverse, non raramente monosillabiche. Il sistema dei toni, così come l’impiego di parole polisillabiche, permette di differenziare pronunce altrimenti identiche.

Nonostante questo, sono ancora parecchie le parole indistinguibili dal punto di vista fonetico; la scrittura facilita allora la comprensione, in quanto differenzia nettamente le parole.

Jiētóu – connettere 接头 – angolo di strada 街头
Qīngdàn – fiacco 清淡 – bomba a idrogeno 氢弹
Xiāngjiāo – intersecare 相交 – banana 香蕉
Jiǔbā – bar 酒吧 – otto settembre 九八

La pronuncia di due caratteri può essere del tutto identica (同音字, tóngyīnzì) o differire solo nel tono. Gli stranieri si perdono soprattutto in questa situazione, visto che i toni sono difficili da distinguere e da ricordare: se non si considerano le differenze di tono, le parole che appaiono uguali sono innumerevoli.

D’altra parte le somiglianze sono anche una risorsa per la creazione di giochi di parole o di allusioni. Una caratteristica culturale del cinese è infatti la costante e consapevole attenzione alle connessioni di significato tra parole dal suono simile, impiegate per il loro valore evocativo.

Per esempio è ritenuto di buon auspicio regalare statuette raffiguranti il “cavolo cinese”, báicài, perché somiglia a “depositare ricchezze”, bǎicái; il pipistrello, 蝠, è un simbolo di felicità per via della sua pronuncia, , simile appunto a quella di 福, “felicità”¹.

Lo stesso carattere 福, si trova scritto sottosopra con valore augurale, in quanto “sottosopra” si legge proprio come “arrivare”. Il carattere “felicità”, specialmente in forma di poster o quadri, viene quindi sistemato sottosopra per dire “la felicità è arrivata”.

Il carattere fu, se scritto al contrario vuol dire: la felicità è arrivata

Ancora più esteso è l’ambito delle superstizioni; le pere non vengono condivise con le persone care in quanto “condividere le pere”,fēnlí, suona come “separarsi”. Viceversa, durante le feste di fine anno vengono esposte delle immagini di pesci perché “pesci”, , ha lo stesso suono di “rimanenza, abbondanza”.

Sono tanti poi gli omofoni escogitati per mascherare alcune parole, scurrili o politicamente sensibili, per esempio per aggirare la censura di internet (come quando si diceva “Viva VERDI” per inneggiare clandestinamente a Vittorio Emanuele Re D’Italia); alcuni usano scherzosamente la pronuncia dei numeri (o tanto altro) per formare intere frasi: 520, wǔèrlíng, si legge in maniera vagamente simile a “ti amo”, wǒàinǐ.
Naturalmente questo numero è un portafortuna in amore, e infatti è utilizzato da ogni sorta di siti di annunci matrimoniali, anelli di fidanzamento e altro ancora…

¹
In italiano non si sfrutta molto la somiglianza tra le parole: se no, probabilmente si regalerebbero immagini di sordi per augurare l’arrivo di “soldi”, e non si offrirebbero fritture agli invitati per non augurar loro delle “fratture”…