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Traduzione e interpretariato cinese e italiano

La scarpetta di Cenerentola 灰姑娘的鞋子

Piede di loto

小脚: letteralmente piccolo piede e comunemente tradotta con loto d’oro, questa parola cinese indica l’antica pratica tradizionale della fasciatura dei piedi delle bambine. Usanza ufficialmente bandita dagli inizi del Novecento, consisteva nella bendatura dei piedi in strettissime fasce fino alla deformazione delle ossa che assumevano una forma a mezzaluna, riuscendo a calzare scarpette rigide di minuscole dimensioni. Rimaneva soltanto il tallone alle fanciulle come appoggio e di conseguenza la loro andatura diveniva incerta e fluttuante, come il loto che oscilla al soffiar del vento.

L’usanza in un primo momento era un mero indice di valore estetico (basato sull’asserto piccolo = fine = bello), tuttavia col passare degli anni, ad essa venne associato un legame forte con uno status sociale elevato, per questo motivo si diffuse tra i diversi strati della popolazione, sia tra le famiglie facoltose che tra quelle non abbienti. L’incedere della giovine coi piedi fasciati era lento e instabile, il suo portamento ondeggiante, i suoi movimenti limitati nel tempo e nello spazio: tutto ciò non le consentiva di uscire, di lavorare e di allontanarsi da casa, ed era pertanto prova di subordinazione e sottomissione della donna all’uomo; l’equilibrio e la sopravvivenza di lei erano, in larghissima misura, nelle mani di lui.

Una fasciatura ben fatta e di conseguenza un piede piccolo e curato erano un vero e proprio investimento allo scopo di contrarre un buon matrimonio e divenire una donna di rango sociale elevato, in quanto il loto d’oro era incarnazione di stoicismo nella sopportazione del dolore e di docilità nel rimanere legata, praticamente segregata, al focolare domestico.

Il 小脚, dal punto di vista estetico, era simbolo di garbo, fascino e seduzione, a cui corrispondeva dal punto di vista psicologico, la grazia, la debolezza, la delicatezza di un corpo che pareva sorreggersi a malapena, predisposto ad essere raccolto da braccia robuste e custodito nell’intimo nido racchiuso al di là della soglia casalinga come un tesoro dal valore inestimabile, da coccolare e conservare il più a lungo possibile.

Alla fragilità del piede fasciato e ridotto a scarpina, faceva da contraltare il piede dalla superficie grande e massiccia della donna costretta al lavoro (soprattutto nei campi), alla quale serviva un corpo con delle basi ben piantate a terra per dedicarsi alle colture e all’allevamento di animali. Ed era così che, esaminando i tratti fisici di una donna, si poteva desumere il prestigio sociale, la reputazione e il “buon nome” di una famiglia intera.

Anche in Occidente, anche se con sfumature decisamente meno marcate, si può scorgere senza sforzo che l’immagine del piede piccolo sia un noto emblema di bellezza e attrazione: è sufficiente dare un’occhiata alle vetrine dei negozi di scarpe femminili e si potrà facilmente osservare che i modelli esposti non appartengono di certo a misure quali il trentanove o il quaranta, ma generalmente la scelta ricade sul numero trentacinque o trentasei o verso scarpe dai tacchi così vertiginosi da ridurre in ogni caso la superficie del piede a uno scrigno tutto avvolto su se stesso.

Nel nesso che lega la donna col tacco alto ad una forma di seduzione, è in qualche modo implicito il medesimo concetto estetico radicato nella pratica del 小脚, ovvero di una figura leggiadra, delicata, fine, dalla presenza incorporea e sospesa, come un aquilone lasciato in balia della brezza marina. Il tacco sottrae alla donna parte della superficie su cui poggiar i suoi passi, rendendo il suo equilibrio meno stabile e non garantendole, nella maggior parte delle occasioni, un passo svelto e sicuro.

Questo ondulare sinuoso è un richiamo all’archetipo della donna come figura angelica, eterea, debole, che nel suo stare in piedi necessita di un sostegno stabile cui appoggiarsi e al quale far costante riferimento. Al suo cospetto, si fa spazio l’altro popolarissimo stereotipo di genere, con l’uomo dalla presenza solida e stagna che si offre come custode di quel corpo fragile che fa mostra di sé nel suo perpetuo vacillare.

Altra dimostrazione a sostegno di quanto suddetto si rintraccia nella celebre fiaba Cenerentola e nella sua versione cinese 叶限 (Yè Xiàn): la scarpetta di cristallo che, dopo il vano tentativo di indossarla da parte di innumerevoli donzelle, finisce per calzare perfettamente a quel piede dalle dimensioni aggraziate e contenute della futura sposa del principe. L’abbinamento della scarpetta all’esile figura di Cenerentola ne suggella il passaggio da povera inserviente a donna di regno, marcando il suo ingresso nel mondo della nobiltà.

Anche se il paragone tra 小脚 e tacco 12 appare forse un po’ azzardato, quel che si vuol sottolineare è quanto una convinzione dalle origini antiche, quale che le specifiche caratteristiche fisiche del corpo siano associate non solo a canoni di natura estetica ma anche a standard di comportamento e modi di pensiero; sia ancora ben lontana dall’esser stata superata e rimpiazzata, ma come sia stata in grado di sopravvivere mutando la sua modalità d’espressione adattandosi ai tempi moderni.

荣晶玲

Immagine: scarpette per i piedi di loto. Fonte: qua.