334-7156315 info@cinaliano.it
Traduzione e interpretariato cinese e italiano

La festa di Labajie

Secondo il calendario lunare cinese, l’ottavo giorno del dodicesimo mese ricorre il Laba (腊八),  un giorno di festa celebrato in tutto il paese come Laba Jie (腊八节). È una festa molto sentita, ed esistono numerose poesie e filastrocche che ne parlano.

Anticamente, durante questa giornata si festeggiava per l’abbondanza del raccolto, si cacciavano gli spiriti maligni e si ringraziavano gli antenati e gli spiriti buoni. Tra le usanze più caratteristiche invece tuttora molto sentite c’è la preparazione e il consumo di una zuppa dolce di cereali e legumi dal nome di Labazhou ( 腊八粥). Quest’anno il Labajie è stato il 19 gennaio scorso: ecco come ne parla il Chongqing Daily.

“Il Labajie è già l’anno nuovo”: come dice il proverbio, questa festa introduce al periodo che culmina con la Festa di Primavera, il capodanno cinese. Il nome deriva dalla antica denominazione del dodicesimo mese lunare, il La (腊), e dall’ottavo giorno, Ba (八). Anche se questa festa non è sentita come le altre ricorrenze principali come la Festa di Metà Autunno o la Festa delle Barche Drago, tuttavia la sua antica storia riesce ancora a emozionare.

La festa di Laba Jie è originariamente una festa buddista: gli annali buddisti indiani raccontano che Siddartha Gautama, prima di diventare Buddha, praticava già il taoismo, ma nonostante sei anni di penitenze non era riuscito a liberarsi del peso delle sofferenze umane. A questo punto, stanco e affamato, incontrò una pastorella che gli offrì una zuppa ristoratrice a base di riso e latte. Questo pasto lo rimise in forze, e dopo essersi lavato e aver meditato sette giorni e sette notti sotto un albero di ficus religiosa, ebbe infine l’illuminazione.

Questo giorno rappresenta una importante ricorrenza nell’ambito del buddismo, e in Cina è ritenuto cadere proprio nell’ottavo giorno del dodicesimo mese lunare. Anticamente, per commemorare l’evento, in tutti i templi si recitavano delle preghiere e, a imitazione della pastorella, si offriva a Buddha una zuppa a base di frutta e cereali, chiamata appunto Laba Zhou. Questa tradizione è poi continuata, evolvendosi di dinastia in dinastia, fino ai nostri giorni, estendendosi anche al di fuori dei templi.

In questi giorni si parla molto di questa ricetta e delle leggende che ne trattano, e in molti templi in tutto il Paese vengono distribuite gratuitamente delle porzioni, come mostra la galleria fotografica del Global Times. Come in altre occasioni simili, la bontà (e gratuità) del piatto è proporzionale alla ressa che si forma per accaparrarsene un assaggio.

La zuppa attuale, per quanto sia un piatto semplice, ha diverse preparazioni a seconda dei luoghi, che rivaleggiano per fantasia e ricchezza. In particolare a Pechino, oltre all’inevitabile riso, si usano non meno di venti condimenti diversi, tra cui jujuba, semi di loto, noci, castagne, mandorle, pinoli, nocciole, occhi di drago, uva, gingko, castagne d’acqua, prugne secche, e tanti altri. La preparazione inizia la sera della vigilia, quando si predispone la frutta e si lava il riso, poi a mezzanotte si inizia la cottura che prosegue a fuoco lento fino alla mattina successiva.