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Traduzione e interpretariato cinese e italiano

Com’è difficile interrompere la fornitura di calore

La provincia dell’Heilongjiang è una delle zone più settentrionali e fredde della Cina; nel capoluogo, Harbin, nota per in tutto il mondo per il Festival delle sculture di ghiaccio e neve, le temperature invernali scendono fino a 40 gradi sotto zero, e il riscaldamento domestico è essenziale per le case. Se però un utente chiede di interrompere il servizio, le aziende fornitrici accampano ogni genere di scuse per continuare l’erogazione (e far pagare il cliente). A giudicare dal numero di lamentele citate sui giornali, il problema è piuttosto diffuso.

In un articolo del Dongbei Wang vengono ricostruite le lunghe peripezie di una donna, la signora Qiu, che ha cercato inutilmente di ottenere l’interruzione del servizio: quello che segue è un adattamento della traduzione del pezzo.

Il 10 settembre la signora Qiu, residente del distretto di Hulanqu alla periferia di Harbin, fissa l’ingresso dell’azienda municipale fornitrice di calore: è da un mese che cerca di ottenere il distacco. La sua richiesta di interruzione del riscaldamento deriva dal fatto che nei mesi invernali la sua famiglia si trasferisce nel sud della Cina, lasciando la casa vuota. L’anno scorso, dopo lunghe trafile, aveva ottenuto un’autorizzazione definitiva solo quando il termine per la consegna della domanda era appena scaduto.

Quest’anno la signora Qiu ha cominciato a prepararsi un mese prima della scadenza, ma ancora una volta la sua domanda è stata rifiutata. La prima risposta dell’azienda è stata che siccome in passato la signora non aveva mai chiesto il distacco, non è possibile farlo quest’anno.

Durante un secondo infruttuoso tentativo, un’altra risposta era stata che nel suo stabile troppe altre persone avevano già richiesto il distacco. La signora Qiu ha stilato allora un documento nel quale si rilevava che soltanto due dei suoi vicini avevano effettivamente chiesto il distacco, e gli altri davano il consenso alla sua richiesta. Anche presentare questo documento non ha avuto un buon esito.

Dopo più di un mese passato in questo modo, e a dieci giorni dal termine ultimo per la richiesta, la signora Qiu interpella i dirigenti dell’azienda, ma la sua richiesta viene accolta con sufficienza e maleducazione dagli addetti. È a questo punto che la signora Qiu chiede aiuto al giornale.

Una volta accompagnata dal giornalista, l’azienda si dimostra leggermente meno granitica, e consiglia di sporgere un reclamo alle autorità di Hulan. L’ufficiale che registra la petizione suggerisce di “attendere notizie”, anche se questa risposta suona ben poco incoraggiante.

La signora Qiu, che nel frattempo ha radunato un gruppo di persone nella sua stessa situazione, chiama la filiale di quartiere dell’azienda dell’energia, ma anche l’impiegato che risponde consiglia di “aspettare notizie”. Il piccolo gruppo di persone, disorientato, decide allora di andare alla sede centrale ad Harbin. Una volta entrati ed esposto il problema, un responsabile li dissuade: “non siamo qua per risolvere problemi, ma per eseguire regolamenti”, e li rimanda ancora una volta alle autorità municipali di Hulan.

In teoria, in quella sede è possibile cercare un accordo formale o, se non ci si riesce, chiedere l’intervento del sindaco. Ma qualcuno fa notare: in caso di mancato accordo bisogna quindi sollecitare personalmente il sindaco della città (di circa 10 milioni di abitanti…)?

Usciti dall’ufficio cittadino per la forniture di calore, la signora Qiu e gli altri tornano stanchi e affamati a casa…

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