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Traduzione e interpretariato cinese e italiano

Il destino è nel proprio nome – 起名字

Scegliere il nome

Nome: appellativo con il quale si designa personalmente un individuo. 名字 míngzi è il corrispettivo cinese.

In ciascuna civiltà, scegliere ed assegnare alla nascita il nome proprio di persona è un processo composito e degno di nota. A seconda del contesto culturale, ci sono fattori più o meno decisivi che dirigono la scelta: un suono musicale, un significato importante, un’accezione benaugurante, un antenato da ricordare e molto altro.

In Cina, la questione del nome è presa decisamente sul serio.

Oltre ai familiari che durante le occasioni di festa si riuniscono in lunghi summit per conferire a riguardo, esistono delle vere e proprie agenzie che forniscono come servizio (profumatamente a pagamento) il cosiddetto 起名字 ovvero la valutazione ad hoc delle opzioni più papabili per costruire in seguito la sequenza di due o tre caratteri che comporranno la scelta definitiva.

Premessa necessaria alla comprensione del sistema di assegnazione del nome è la differenza basilare tra i sistemi Italia-Cina.

Nel Belpaese il ventaglio dei cognomi è piuttosto ampio, mentre il numero dei nomi propri, pur non essendo limitato da regole precise è alquanto circoscritto. Vi è ancora la tendenza ad attribuire nomi di battesimo di parenti e amici (per non parlare di quelli di derivazione religiosa quali santi, patroni, angeli) un po’ per portare avanti la stirpe e un po’ per commemorare una persona cara. I classici Maria, Francesca, Anna, Antonio, Nicola, Giuseppe reggono bene nonostante la lunga storia che hanno alle spalle.

Anche se negli ultimi anni il trend esterofilo si è fatto sentire anche con la diffusione dei nomi di origine straniera (con baldanzose varianti italiche soprattutto nella versione scritta), l’assortimento di appellativi con cui chiamare i pargoli non ha nulla a che vedere con il contesto cinese, dove la situazione è rovesciata.

Questa volta sono i cognomi ad essere in numero limitato, tra i quali, i maggiormente ricorrenti sono 李 , 王 Wáng e 张 Zhāng, mentre per i nomi ci si può veramente sbizzarrire. Difatti il nome (姓名, letteralmente cognome-nome) è in genere composto da 2-3 caratteri (raramente si arriva a 4), di cui il primo è il cognome, mentre quel che viene a seguire è il nome.

Ad esempio:

  • 毛泽东 – Máo Zédōng, il Grande Timoniere
  • 张爱玲 – Zhāng Àilíng, scrittrice
  • 姚明 – Yáo Míng, giocatore di basket

In questi tre casi, i cognomi sono 毛, 张, 姚 (Mao, Zhang, Yao) e i rispettivi nomi sono invece 泽东, 爱玲, 明 (Zedong, Ailing, Ming).

Quindi attenzione a non confondere un qualunque Mao, Wang o Zhang con un Andrea, Marco o Luigi, ma ricordarsi che quel suono è da abbinare a un Rossi, Cattaneo o Locatelli.

Nonostante la differenza nell’ordine in cui si presenta il proprio nome, la tradizione cinese riprende un aspetto di una credenza diffusa in Occidente sin dai tempi dell’impero romano, ben riassunta dal motto latino Nomen-omen, locuzione traducibile con un nome un destino.

In Cina è considerato essenziale meditare a lungo sulla scelta del nome, proprio perché si è convinti che in esso sia in qualche modo contenuto il destino di ciascun individuo. Soffermarsi per questo nella valutazione dell’opzione migliore, potrebbe (per quanti ci credono) influenzare l’andamento futuro dell’esistenza.

Veniamo ora alla pratica vera e propria di costruzione del nome.

Essendo il cinese una lingua non alfabetica, ciascun simbolo (o per meglio dire carattere) indica una parola, non soltanto una sequenza di lettere. Ad ogni carattere è abbinato un suono (una sillaba) ed un significato. Il rapporto non è tuttavia univoco: a sillabe con la medesima pronuncia possono corrispondere tratti diversi (ovvero un simbolo differente) e significati diversi.

Per esempio: 是 – 事 – 诗 – 时 – 食. Questi cinque caratteri hanno come pronuncia la sillaba shi (anche se con tono ovvero accento non identico) ma il loro significato è rispettivamente essere, cosa, poesia, tempo, cibo.

Di conseguenza, nello scegliere i caratteri da eleggere quali vincitori nel toto-nome, sono da prendere in considerazione tre aspetti:

  • significato: un’accezione positiva, il richiamo a una qualità, ad un pregio, ad una virtù, danno valore ad un nome e di rimando alla persona che lo porta. Per questo motivo, caratteri come 忠 onestà o rettitudine, bellezza, 德 moralità, 佳 splendore, sono piuttosto frequenti. Ci sono inoltre da considerare differenze tra maschi e femmine, difatti si preferisce fare una distinzione tra i sessi attribuendo alcune caratteristiche auspicabili per un genere, e talune altre per la controparte.

Per la sfera maschile si sottolineano tratti legati alla virilità e al coraggio: 龙 drago, 伟 grandioso, 强  forte. Per quella femminile si preferisce rimanere  nella sfera della grazia e della gentilezza:  花 fiore, 柔 soffice, 静 quieta.

  • suono: come detto in precedenza, a caratteri scritti in modo differente può corrispondere ugual pronuncia. Bisogna perciò prestare particolare attenzione a non cadere nella scelta in un omofono che può rasentare il ridicolo o ancor peggio un qualcosa di avverso e sfavorevole. Chou, wuqian, xiong  per esempio possono richiamare all’orecchio parole quali 臭 puzzolente, 无钱 senza soldi, 凶 feroce.
  • grafia:una volta stabiliti significato e suono, non resta altro che scegliere il carattere che anche visibilmente risulterà più piacevole. Spesso si utilizzano versioni non semplificate dei caratteri (繁体字) composte da diversi tratti e più complesse alla vista, mentre alle volte si propende per parole non utilizzate di frequente nel quotidiano come 奎、梓、沫 ma di uso più ricercato (e un filo letterario) per dare originalità e possibilmente unicità al nome finale.

La giusta combinazione dei tre elementi potrebbe così dar vita ad un appellativo propizio, gradito accompagnatore nell’insperata e quanto mai provvidenziale ricerca della buona sorte.

Per questo, chi se lo può permettere, non bada a spese nel consultare “gli esperti in materia”.

Immagine: “I misteri del nome”: un gruppo di saggi si consulta per la scelta. Fonte: qua, modificata.

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