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Traduzione e interpretariato cinese e italiano

Buoni affari – 讨价还价

contrattazione

价 (jià):  carattere cinese indicante prezzo, valore.

Nell’espressione 讨价还价, la sillaba 价 viene abbinata a due verbi diversi, 讨tǎo (discutere) e 还 huán (restituire): dove 讨价 tǎojià indica chiedere un prezzo mentre 还价 huánjià fare una controfferta. Di conseguenza 讨价还价 tǎojiàhuánjià nel complesso si traduce con il termine inglese bargain, ovvero negoziare, trattare.

Contrattare: discutere sulle condizioni di acquisto e vendita di una merce, in particolare per quel che riguarda il prezzo. In senso lato, prendere accordi, cercare un’intesa, stabilire i dettagli di un contratto.

Al mercato, nei negozi, tra le bancarelle per la strada, in Cina mercanteggiare sul costo di un oggetto, di un servizio, o in generale di un bene, non è affatto questione di cui vergognarsi. Nulla ha un prezzo fisso, inamovibile. Fattori esterni quali la richiesta sul mercato, la disponibilità dell’acquirente e la capacità di far incontrare domanda e offerta sono centrali in qualsiasi transazione economica.

Cibo, vestiti, souvenir, ma anche servizi turistici, parrucchiere, massaggi: il tirare sul prezzo è un’abitudine che copre a 360° tutta la sfera della quotidianità. Si parte da un generico 多少钱? quanto costa? o 怎么卖? come/a quanto lo vende? per iniziare i termini della contrattazione.

A volte i prezzi sono esposti sui cartellini, altre volte no, ma la cosa non è importante, mostrare interesse per una merce include la possibilità di recitare una parte, di volta in volta assumere il ruolo di compratore o venditore.

In fondo, si tratta di un gioco, in cui entrambe le parti si comportano come attori: prendono le sembianze di una maschera e cominciano un’altalena di domanda e offerta, dove ciascuno cerca di portare a casa  il maggior vantaggio possibile.

太贵了 è troppo caro!

不不不。no no no.

便宜点儿吧 un po’ meno per favore

价格,您先说!dica un prezzo!

Dialoghi di questo genere sono all’ordine del giorno tra le strade, sia che si tratti di strade urbane che di quelle rurali. Il negoziare non è percepito come imbarazzante o sconveniente, per lo meno nella maggior parte delle occasioni.

In ambienti particolarmente chic, o che vogliono farsi vanto di essere di “livello” rispetto ai luoghi più popolari, può capitare di imbattersi in cartelli dove è indicato a chiare lettere 请不要讨价还价: per favore non contrattare. Tuttavia succede assai di rado.

Quando uno degli interlocutori è straniero, soprattutto turista non conoscitore della lingua cinese, il mercanteggiare è innanzitutto una necessità e in seconda battuta un’esperienza imperdibile.

Necessità perché i prezzi imposti a turisti e stranieri sono di partenza molto più alti rispetto a quelli riservati a connazionali (fare il rapporto euro=yuan è dannatamente fuorviante) o a chi non sa interagire utilizzando la lingua del posto; ed esperienza perché la messinscena della contrattazione è lungamente sfiancante ma anche profondamente divertente.

Un teatrino dell’assurdo piuttosto esilarante con alcune caratteristiche tipiche rintracciabili in ogni qual dove:

  • due attori: un venditore, armato di calcolatrice con dimensioni cubitali e un acquirente armato di voglia di portarsi a casa un pezzo “autentico” di Cina
  • oggetto del contendere: normalmente si tratta di souvenir o di merce da pochi spiccioli che il commerciante spaccia per unica e rara mentre all’occhio dell’interessato non sobbalzano differenze eclatanti con gli stessi prodotti esposti sul banchetto accanto
  • estenuanti contrattazioni di durata più o meno lunga, in cui ciascuno cerca di prevalere sull’altro.

Anche la sceneggiatura è quasi sempre la medesima:

Il turista/lo straniero passeggia, butta un occhio ad un prodotto, si avvicina ad una bancarella e cerca di capire il prezzo di quel che desidera comprare. Arriva il venditore che subito propone tutta la sua mercanzia come il meglio a disposizione sulla piazza, usando poche ma semplici parole di inglese o checchessia in modo da farsi capire. Nello stesso istante, estrae una calcolatrice sulla quale digita il prezzo a cui intende procedere con la vendita.

Con faccia contrariata, il malcapitato compratore (se sveglio a sufficienza da cogliere che il prezzo proposto è decisamente fuori portata rispetto al valore della merce), inizia a proporre cifre diverse, sottolineando l’eccessività della richiesta. A seguito di rifiuto di abbassamento del prezzo, l’interessato provvede in un primo momento ad indicare una bancarella dove i prezzi sono più economici, e in seguito a secondo rifiuto, finge di andarsene a mani vuote.

A questo punto, scatta l’inseguimento della sua preda da parte dell’ambulante, che si propone con una nuova base per la trattativa. E da qui, si ricomincia. Il gioco delle parti ha durata differente a seconda della resistenza degli attori coinvolti. Mai dimenticare che chi è avvezzo a questo genere di atteggiamento di tempra ne ha parecchia.

In Italia, soprattutto in alcuni ambienti, certe scene sono considerate alla stregua di comportamenti da pezzenti, come se chiedere di pagare qualcosa meno fosse sintomo di un portafoglio semi-vuoto o di scarsa capacità di acquisto: per evitare la figura del “poveretto” difficilmente qualcuno si farà scovare da amici e parenti a tirare il prezzo di un kg di mele a ribasso di un paio di euro.

Nella realtà dei fatti, non c’è alcunché di riprovevole nel questionare per il costo eccessivo di un etto di banane o di un pacchetto di calze. Risparmiare qualche centesimo piace a tutti i compratori, e vendere i propri prodotti altrettanto a ciascun venditore. Soprattutto se ci si trova in Cina, paese dove nessuno si fa problemi di alcuna sorta a chiedere lo sconticino ad personam.

Saper negoziare non è utile soltanto a ottenere vantaggi di tipo economico, quali uno sconto o un prezzo ribassato, ma anche per superare le divergenze e conciliare posizioni opposte e ricavarne un vantaggio comune. Ciascuno quotidianamente mette in campo una qualche forma di negoziazione, che assume obiettivi e modalità differenti a seconda dell’obiettivo da raggiungere.

Si può contrattare su condizioni  (sul lavoro, al mercato), sentimenti (con i familiari, i partner), idee (in politica, nella morale), e su tanto altro.

Fondamentale è preservare identità e dignità di quanti sono coinvolti: no a una contrattazione sul personale, sì a un negoziato basato sul fatto, sull’oggetto, sulla situazione. Serve freddezza e distacco, bisogna vedere la questione come esterna al proprio sé, come confacente al ruolo assunto in quel preciso momento.

Riflettere e mettere in discussione una situazione e un comportamento non è impraticabile, mentre trovare qualcuno disposto a rivedere se stesso in toto è decisamente più complicato. Venirsi incontro è alla base della vita sociale e relazionale di ciascuno, per questo è di vitale importanza per il benessere dell’individuo e della società. Se i contendenti non  fossero mai in grado di conciliare i loro interessi, le parti in causa sarebbero costantemente in conflitto, il che non sarebbe certo di giovamento per nessuno.

Immagine: “Troppo caro, facciamo un po’ meno?”; “Ma questo articolo va ruba, il prezzo è già al minimo”; “Fammi uno sconto, e farò venire anche miei amici”; “Allora facciamo il 10% di sconto”. Fonte: qua, modificata.