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Traduzione e interpretariato cinese e italiano

Un esame per cinesi madrelingua: ZHC

Un manifesto di propaganda che invita a parlare e scrivere correttamente in cinese

Imparare il cinese è alla portata di tutti? Conoscere bene il cinese può migliorare la carriera o aprire sbocchi lavorativi?
Sono due domande che si sono posti anche al ministero per l’Educazione della Repubblica Popolare cinese, quando è stato rilevato che il basso livello di competenze di molti dipendenti pubblici in putonghua (il cinese “mandarino”)  influenza negativamente lo sviluppo della persona nella vita personale e lavorativa. Così è stato istituito un esame su scala nazionale (gli esami sono a volte considerati la quinta grande invenzione cinese) per testare appunto le competenze del personale amministrativo nelle quattro abilità: ascoltare, parlare, leggere, scrivere (听、说、读、写).

Questo esame si chiama ZHC, abbreviazione di Zhíyè Hànyŭ nénglì Cèshì, “Esame di competenze nel cinese professionale”, e mira appunto a verificare le competenze in madrelingua per chi usa la lingua come parte essenziale del lavoro, quindi in particolare insegnanti, giornalisti, e dipendenti pubblici.
Si articola su sei livelli, come l’HSK, e al termine viene consegnato, oltre al resoconto delle prove, una pagina di “consigli” e di valutazioni che dovrebbero aiutare i candidati a prendere consapevolezza dei propri punti forti e delle difficoltà, nel tentativo di meglio indirizzare lo studio successivo. Se per i professionisti della parola si auspica il raggiungimento del livello più alto, per il comune cittadino può essere sufficiente superare il terzo livello.

Come spiega il direttore del centro per gli esami del Ministero dell’Educazione, Dai Jiagan, se fino ad adesso non c’è stata una relazione diretta tra i risultati dell’esame e la qualifica professionale, si pensa che in futuro si possa utilizzare la valutazione dell’esame come un parametro per la ricerca del personale. Allo stesso tempo, gli uffici pubblici acquisirebbero maggior autorevolezza se il loro personale parlasse correttamente putonghua.

Il problema di fondo è che nonostante l’istruzione minima sia garantita a quasi tutta la popolazione, e la percentuale di analfabeti sia solo il 4% (censimento 2011), la quantità di persone in grado di esprimersi compiutamente e di avere una conversazione in putonghua era solo del 54% fino a pochi anni fa.

Inoltre, alcuni ritengono che l’apertura della Cina all’Occidente e a internet abbia da un lato spinto a un miglioramento nelle capacità di espressione e della consapevolezza linguistica, ma dall’altro lato abbia causato delle ripercussioni negative sulla purezza della lingua, così che l’Amministrazione generale per la stampa e le pubblicazioni (Gapp) ha emanato una circolare per vietare le parole inglesi o inglesizzate nella stampa e televisione cinese.

Lo stesso giornalista che ha scritto l’articolo originale si è sottoposto al 5 livello dell’esame (ma non ne ha riportato i risultati…).

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Con valori massimi fino al 66% nelle città, e minimi fino al 45% nelle province periferiche e nelle campagne. Molte sono le regioni nelle quali questa possibilità è limitata o disattesa, e il progetto di estendere a tutti la capacità di comunicare in putonghua (推广普通话) è ancora lontano dal compimento.

Immagine: Credits
Testo:
“Per favore, parla putonghua! – Parla correttamente putonghua, metti in comunicazione me, te e gli altri”
Figura in primo piano: “Ma voi quindi di dove siete?”
Figure sullo sfondo, ognuna nel proprio dialetto: “Io sono di Shanghai – io del Dongbei – io sono del Guangdong – io di Chongqing”