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Traduzione e interpretariato cinese e italiano

Trova l’errore – i classificatori cinesi

Stazione in Cina

Il capodanno cinese si avvicina: l’anno che arriva è quello del gallo (鸡), e come prevedibile le raffigurazioni, i gadget e ogni possibile richiamo al gallo o alla gallina sono sfruttati commercialmente.

Nell’euforia di esibire un legame con l’animale, una minuscola stazione ferroviaria della provincia del Guizhou si è trovata particolarmente favorita: il suo nome è infatti “Sei polli” (六个鸡). In questi giorni i lavoratori della stazione si sono fatti fotografare davanti all’insegna principale con dei cartelli augurali. Le immagini dei ferrovieri festanti hanno avuto larga diffusione su internet, eppure il nome della stazione, secondo la grammatica è scorretto: l’errore è nella scelta scorretta del classificatore, il secondo dei tre caratteri.

In cinese infatti i sostantivi, soprattutto quando introdotti da un numero, sono obbligatoriamente preceduti da una particella apposita (量词), il classificatore, che ne anticipa il campo semantico. Per esempio, se si parla di piccoli animali (come è la gallina), tra il numero e il sostantivo bisogna inserire 只 (zhī), in un costrutto che nel caso della stazione ferroviaria suonerebbe come “sei 只 polli”.

I classificatori posseggono un significato proprio, e di solito si adattano chiaramente a una categoria di oggetti: per esempio 把 (“impugnare”) si usa per chiavi, forchette e martelli; questo però non è sempre vero, infatti alcuni classificatori si possono adattare a sostantivi che sembrano non avere niente in comune (件 si usa per “camicie” ma anche per “faccende”). Ciò è ancora più evidente con 个, il cui uso, già molto ampio, si va estendendo ulteriormente, tanto che nell’uso orale viene associato quasi a tutti i sostantivi anche a scapito della correttezza, proprio come nel nome della stazione ferroviaria.

Per buona parte dei sostantivi sono è appropriato un solo classificatore; tuttavia non è raro il caso di sostantivi che possono essere introdotti alternativamente da più classificatori diversi, così che la scelta di adottarne uno oppure un altro non dipende solo da regole fisse ma anche dalla sfumatura stilistica che si vuole dare alla frase. È il caso di 人, “persona”, che può essere introdotto, senza alcuna sfumatura particolare, da 个 (gè), oppure da 位 oppure ancora 名 se si vuole sottolineare la sua rispettabilità o notorietà.

Chi impara cinese si trova sin dalle prime lezioni a familiarizzare con i classificatori, scoprendo che ne esistono decine o addirittura centinaia, alcuni dei quali estremamente dettagliati nell’uso; tuttavia nella lingua quotidiana non se ne usa che un numero molto minore. Il loro studio è complicato dal fatto che nelle lingue occidentali di solito non c’è un corrispondente grammaticale. In alcuni casi però si possono trovare delle somiglianze apparenti, come nelle forme italiane “quattro capi di abbigliamento”, oppure con i nomi collettivi, “due stormi di uccelli”.

Ecco quindi un elenco di classificatori, in ordine alfabetico. Nella lista sono contenuti anche alcuni classificatori verbali, quelli che precedono un verbo.

Immagine: i ferrovieri della stazione di Liugeji espongono i loro cartelli augurali. Nella lingua cinese la pronuncia del numero sei (liù) ricorda un’altra parola (流, “scorrere”, pronunciata liú) associata alla buona fortuna. Il nome della stazione deriva dall’omonimo villaggio: si narra che anticamente il villaggio fosse così povero che al momento del pagamento delle tasse all’imperatore i contadini riuscirono a racimolare soltanto sei polli. Fonte: qua, modificata.