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Traduzione e interpretariato cinese e italiano

L’arrivo in città dei bambini “lasciati indietro”

Scuola cinese

Nella Cina rurale contemporanea, i bambini “lasciati indietro” (留守儿童) sono i figli dei lavoratori che lasciano i luoghi d’origine per cercare nuove opportunità in città. La situazione economica e il contesto affettivo  di questi bambini sono in genere assai precari, in quanto essi vengono affidati ai nonni o ad altri familiari, restando però lontani dai genitori a lungo. Le statistiche rilevano infatti che nella maggior parte dei casi i contatti telefonici sono molto rari (una-due volte al mese) e della durata di pochi minuti, in un’assenza che spesso si protrae per anni interi.

Il fenomeno interessa circa 60 milioni di minori, alcuni dei quali, se l’età o le condizioni lo consentono, raggiungono anch’essi la città per cercare di ricongiungersi ai genitori. Il loro ingresso in città tuttavia non comporta un miglioramento globale della qualità della vita: un articolo comparso sul portale Sina.com, ne descrive alcune caratteristiche, definendo lo status di questi ragazzi come “semiurbanizzato”.

Si tratta di bambini “al seguito” (随迁子女), per i quali viene a cambiare l’identità ma non le condizioni ambientali nelle quali vivono di fatto. Per esempio, è raro che possano partecipare allo stile di vita delle città moderne. Prima di tutto, l’ingresso in città non permette a tutti il ricongiungimento ai genitori, o perché questi vivono in due città diverse, oppure perché la precarietà del lavoro li spinge in località distanti; ai bambini non resta quindi che essere affidati nuovamente a qualcuno che se ne occupi.

Negli ultimi anni ai bambini “al seguito” sono stati riconosciuti alcuni diritti di base, come il diritto di accesso alle scuole cittadine. Tuttavia questi stessi diritti non tengono conto delle capacità ricettive reali, perché le strutture e gli enti scolastici non sono in grado di accogliere una tale massa di studenti in più. In alcuni casi le scuole sono costrette in pochi anni a raddoppiare o triplicare il numero di classi; quando ciò non è possibile, le iscrizioni di molti studenti arrivati dalle campagne si concentrano in istituti privati di scarso livello, cosa che crea un ulteriore divario rispetto ai residenti stabili.

La debolezza dei bambini “al seguito” si manifesta ancora di più considerando altri parametri, come il reddito e il livello di istruzione e di modelli culturali dei familiari adulti; queste famiglie sono peraltro già le più esposte a pregiudizi, discriminazioni ed esclusione sociale, peggiorando il quadro psicologico già fragile di gran parte dei loro componenti più giovani.

Vivere a lungo in zone periferiche e marginali, lontani dai servizi e dalla zona moderna aumenta anche il rischio di abbandono scolastico e quello di essere attirati dalla delinquenza. Una statistica della Procura del quartiere Xingning di Nanning mostra che dal 2015 a oggi il 62% dei reati commessi nella sua giurisdizione è ascrivibile proprio ai minorenni “al seguito”.

Pertanto l’ingresso in città dei minori può essere considerato da un lato come un’occasione di affrancamento dall’estrema povertà della vita rurale, da un altro lato come una ulteriore sfida, anche perché, una volta in città, essi si collocano comunque nella fascia della povertà. Con il passare degli anni aumentano anche le difficoltà di inserimento nella vita sociale adulta.

L’apertura delle scuole ai cittadini immigrati interni non è bastata da sola a risolvere il problema dell’inclusione; infatti non è sufficiente considerare la determinazione personale come fattore prevalente di riuscita sociale: si rendono quindi necessarie ulteriori misure, applicate all’intera società, per garantire a tutti una crescita sana e facilitare l’accesso alle migliori risorse e alle occasioni di ascesa sociale, finora piuttosto limitate.

Il ruolo del governo è quindi quello di garantire ai figli “lasciati indietro” i diritti nell’accesso non solo all’istruzione, ma anche alle cure mediche e agli altri servizi essenziali, rimuovendo la dicotomia esistente tra città e campagna. La società stessa deve poi attivarsi per l’integrazione dei ragazzi provenienti dalle zone rurali, specialmente nelle scuole, e favorirne l’interazione, accelerando così il loro ingresso nella società non soltanto dal punto di vista demografico ma anche sul piano psicologico e dei valori.

Immagine: figli di operai immigrati dalle campagne svolgono gli esercizi mattutini in una scuola di Tongxin nel Ningxia. Fonte, modificata.