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Traduzione e interpretariato cinese e italiano

Disuguaglianza e ambiente

Indice Gini

Le disuguaglianze in Cina sono uno dei problemi per i quali si rileva un peggioramento nel corso degli ultimi anni: un autorevole studio da poco pubblicato, il “Rapporto 2015 sullo sviluppo del tenore di vita in Cina”, ha mostrato come le differenze tra i cittadini siano già molto ampie e tendano ad accentuarsi ulteriormente.

Questo documento, pubblicato annualmente dal 2009,  riassume i risultati di inchieste condotte dall’Istituto di Scienze sociali dell’Università di Pechino. L’edizione relativa al 2015 ha preso in esame quasi 14960 nuclei familiari distribuiti su 25 tra province, ed è stata incentrata sulle disomogeneità nel tenore di vita della popolazione e sulle sue cause, sia in ambito strettamente familiare, sia nei diversi contesti sociali.

Le rapide trasformazioni nel modello sociale e familiare, messi in relazione con il dato demografico, ritraggono una società nella quale gli uomini hanno maggior potere e ricchezza, e i giovani godono di maggiori opportunità, specialmente nelle grandi città. Quanto al problema dell’alto numero di single, nel caso degli uomini si tratta una condizione subita passivamente, soprattutto a causa di noti squilibri demografici, mentre nel caso delle donne è per lo più dovuta ad una scelta deliberata e in contrasto con i valori tradizionali.

Un dato che riassume la distribuzione patrimoniale, e che ha avuto una larga risonanza sui mass media, è che l’1% più ricco della popolazione cinese possiede circa un terzo delle ricchezze dell’intera nazione. All’opposto, il 25% delle famiglie più povere possiede in totale l’1% della ricchezza complessiva. Il coefficiente di Gini per il reddito individuale in alla Cina (0,49), che illustra questo fenomeno, è troppo alto per la stabilità sociale cinese, valutata intorno allo 0,4. Questo valore, che all’inizio degli anni ’80 era attestato a circa 0.30, è cresciuto fino a raggiungere l’attuale 0,45, passando da un picco ancora maggiore nel 2012, quando era arrivato a 0,49, ben oltre il livello di guardia. La disuguaglianza nei patrimoni familiari mostra dati ancora più allarmanti, dato che il coefficiente di Gini è passato dallo 0,43 del 1995 allo 0,73 del 2012.

Un importante contributo all’assetto economico delle famiglie è dovuto alle rimesse inviate dai lavoratori migranti; all’opposto, il welfare orientato al sostegno degli anziani è ancora insufficiente: la situazione tipica è quella di anziani che ricevono la gran parte della necessaria assistenza da parte dei familiari. Anche per questo è difficile, specialmente nelle zone rurali, superare la visione tradizionale secondo la quale fare figli serve anche come assicurazione di una vecchiaia dignitosa. D’altra parte il contributo, materiale ma anche morale, garantito dai figli e nipoti non è sufficiente rispetto alle necessità di una popolazione che invecchia velocemente, e per la quale le misure previste dal sistema previdenziale sono ancora inadeguate.

Altre differenze importanti sono anche quelle nell’accesso ai servizi: per quanto riguarda l’istruzione, per esempio, sta perdendo sempre più validità il principio che l’impegno premia lo studente qualunque siano le sue condizioni di partenza. In effetti tra chi vive in zone del Paese a est, più sviluppate, rispetto a quelle dell’0vest, come anche tra i generi, esiste un gap che molto difficilmente viene colmato. Lo stesso fenomeno, persino amplificato, si riscontra tra studenti originari dalle città o dalle campagne.

Questo è un fenomeno recente: la generazione nata negli anno ’60 aveva un accesso a una qualità di studio molto bassa, ma che dipendeva poco dalla provenienza geografica o dal livello sociale; la generazione degli anni ’80 invece, nonostante un innalzamento evidente e diffuso del livello di istruzione, ha visto le disuguaglianze raggiungere il massimo storico. I fattori di discriminazione sui quali il singolo non può intervenire, come il livello di istruzione dei genitori, o la residenza in una o in un’altra provincia, hanno accresciuto il loro peso negli ultimi trent’anni. Inoltre, come rileva anche la giornalista Yang Lili, le università più prestigiose, come quelle di Pechino e Shanghai, limitano il numero di iscritti provenienti da province esterne, amplificando così le differenze preesistenti.

In ambito sanitario e di previdenza sociale poi le storture sono ancora più evidenti: il sistema dovrebbe ridurre gli effetti delle differenze di reddito, ma in realtà li accentua. Come afferma il prof. Li Jianxin, responsabile del Rapporto 2015, i cittadini dalla salute più precaria sono quelli ai quali mancano maggiormente le risorse economiche per accedere a cure e assicurazioni; e siccome il calcolo della cifra che lo Stato destina ai cittadini non segue un criterio progressivo, nei fatti i cittadini con reddito più alto godono di una copertura maggiore.

Quanto alle differenze di genere, le donne hanno un livello d’istruzione mediamente inferiore a quello degli uomini, svolgono lavori meno qualificati e percepiscono paghe più basse. Le ricadute sulla salute non possono quindi che essere negative: le donne sono più soggette a tendenze depressive, e contraggono più spesso patologie croniche. Peraltro esse usufruiscono di assicurazioni di livello inferiore rispetto agli uomini, e quindi in caso di ricorso a cure mediche subiscono un carico economico maggiore.

Le diseguaglianze nella salute e nella copertura sanitaria sono ancora più evidenti tra città e campagna: nelle zone rurali la depressione è molto più diffusa che in città, e le patologie croniche più comuni sono l’ipertensione, e le infiammazioni all’apparato respiratorio e digerente. Queste ultime due dipendono a loro volta dalle scadenti condizioni di vita e igienico-sanitarie, come avviene nelle zone meno sviluppate del Paese. Per quanto un nuovo sistema sanitario, in vigore da poco, interessi le campagne in modo più completo che le città, la sua incisività non è molto elevata, così che i cittadini delle zone rurali sono tenuti a pagare una percentuale più alta della prestazione rispetto a quelli di città.

Come avverte il prof. Li, negli ultimi anni tutti i fattori di disuguaglianza citati nel rapporto stanno aumentando la loro influenza, pertanto occorre contrastarne gli effetti negativi sui singoli cittadini e sulla stabilità sociale. Il timore è che la mancanza di pari opportunità crei dei colli di bottiglia che impediscano il benessere e il progresso sociale. Pertanto l’azione politica del prossimo futuro dovrebbe essere diretta a ridurre gli ostacoli allo sviluppo individuale, e favorire le pari opportunità promuovendo misure che compensino le differenze.

Immagine: il popolo cerca di raggiungere il sole della ricchezza, ma se pochi ricchi quasi ci riescono, e alcuni cittadini della classe media possono ancora sperarlo, la moltitudine di persone comuni ne rimane esclusa. Fonte: china.com.