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Traduzione e interpretariato cinese e italiano

Nihao, ciao

你好

Ni hao: espressione cinese composta da due sillabe, letteralmente “tu bene, è l’equivalente della parola italiana Ciao e viene pronunciata per salutare qualcuno quando lo si incontra (per congedarsi si utilizza invece un’altra espressione).

Salve: forma imperativa del verbo latino salvēre, letteralmente “essere sano”, è espressione utilizzata sin dall’antichità per augurare buona salute, modificatasi col passare degli anni divenendo principalmente una forma di saluto, perdendo la connotazione semantica legata alla sua radice. Alla base delle due suddette forme attiene lo stesso principio, ovvero un augurio di salute e longevità a chi si incontra sulla propria strada.

Nel nostro quotidiano, in Italia, imbattendosi in amici e conoscenti è piuttosto comune salutare con un cenno o un gesto accompagnandolo con una breve espressione, quale Ciao / Buongiorno / Salve / Come stai? / Tutto bene? Nella maggior parte delle occasioni, l’interlocutore non fa altro che replicare pronunciando o il medesimo saluto o una risposta generica e sbrigativa, quale Bene, grazie, e tu? / Tutto ok / Non male senza entrar troppo nei dettagli della sua reale condizione. Discorso a parte per familiari, amici intimi e persone legate da un rapporto di confidenza. Oltre allo scambio di parole, non è raro avvicinarsi all’altro, gesticolare, e sfiorarsi con un bacio o una stretta di mano: il contatto è in genere accettato di buon grado e senza remore e stupore, soprattutto nei confronti del gentil sesso.

In Cina, il saluto tra persone rimane per lo più circostanziato a uno scambio di convenevoli, una formalità composita e standardizzata, all’interno della quale pescare espressioni e comportamenti da mettere in atto per mantenere un atteggiamento consono alla cerimonia del saluto. Come per ogni aspetto dello scambio sociale, è importante attuare la strategia considerata calzante per la situazione, in modo da non destare alcun genere di sospetto o dubbio riguardante la propria condotta pubblica.

In cinese piuttosto che un vago Ni hao, zenmeyang? (你好,怎么样?, corrispettivo di Ciao, come va?), per il saluto si preferisce solitamente una breve domanda, di natura retorica, che richiami i tempi e/o i luoghi dell’incontro. Nel concreto, se ci si incontra in orario pasti, la domanda di rito è Hai mangiato?se si è sulla soglia di casa ci si può sentir dire Stai uscendo? / Sei arrivato?, se ci si trova nei pressi di scuole o università, un Hai lezione? è quasi doveroso. Non si tratta di vere e proprie domande, ma soltanto di un piccolo segnale di attenzione nei confronti dell’interlocutore, un sistema snello e senza troppe implicazioni per dimostrare all’altro che la sua presenza non è indifferente, senza costringerlo ad un approfondimento della conversazione verso aspetti prettamente personali.

Attenzione quindi a non ribattere alla domanda Hai mangiato? elencando i manicaretti da poco gustati alle bancarelle del mercato, o a raccontare per filo e per segno l’agenda di impegni di una giornata in risposta al classico Stai uscendo? Chi pone la domanda si aspetta una risposta dello stesso tenore, un veloce Sì/No e poco altro, replicare con una sfilza di dettagli metterà probabilmente a disagio l’interlocutore che, il più delle volte, non è intenzionato ad informarsi nel profondo riguardo la vita di chi saluta, ma soltanto a riservargli una forma di cortesia dettata dall’educazione e dalla tradizione culturale.

Agli occhi di uno straniero può apparire strano come modo di comportarsi, ma una volta capito come funziona il meccanismo non è difficile cogliere in che modalità è corretto rispondere e porre eventualmente altre domande. La differenza più significativa tra i due paesi rimane la distanza spaziale tra gli individui che si incontrano e il mantenimento di una certa sobrietà nei gesti tipica dell’Oriente. Abbracci, baci, pacche sulla spalla, stretta di mano, voce alta ed altre manifestazioni piuttosto diffuse nei saluti tra italiani, anche in rapporti non confidenziali, appaiono di frequente sconvenienti fino a risultare un filo imbarazzanti quando hanno come cornice la terra dei mandarini, soprattutto nelle zone più remote del Paese, dove gli usi e costumi occidentali sono ancora quasi del tutto sconosciuti.

Nei primi approcci, di conseguenza, è buona norma prestare un briciolo di attenzione a non invadere troppo la distanza riservata a ciascuna persona e magari provare a trattenere l’impulso a stampare baci sulla guancia o a gettare le braccia al collo di chi abbiamo di fronte, riservandoci il calore di questo avvicinamento ad ambienti e circostanze più intime.

Non si tratta di freddezza o distacco, ma piuttosto di rispetto e riservatezza, quest’ultima concetto cardine alla base di tutte le interazioni sociali che caratterizzano il mondo cinese.

Rong Jingling

Rong Jingling, antropologa, sinologa, e di natura fondamentalmente curiosa. Sguardo aperto e occhi dischiusi a cercare l’orizzonte, proprio come un aquilone lasciato in balia del vento.  

Immagine: la copertina di un corso di cinese, la prima lezione è proprio sul saluto base. Fonte. Licenza CC BY-SA 2.0