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Traduzione e interpretariato cinese e italiano

Chi è l’altro? 对方是谁?

Cina bambini

Cinese: lemma rappresentativo di una classe di parole e definizioni, non meno di idee e impressioni, che circondano la sempre più pervasiva presenza dei tanti volti, originari dell’estremo Oriente, che bussano  da qualche anno a questa parte a più non posso alle nostre porte.

Sia che venga utilizzata come sostantivo atto ad indicare in modo generale l’individuo facente parte di un popolo, sia come aggettivo (spesso con accezione non troppo positiva) per definire la qualità non proprio pregiata di qualche oggetto; questa voce, divenuta frequente e di largo impiego nell’uso quotidiano, sta ad indicare ad un occhio neppur troppo attento quanto stia diventando viscerale la curiosità nei confronti dei tanti individui partiti da terre lontanissime, che han piantato baracca e burattini per gettarsi in quel miscuglio di culture e tradizioni che è al giorno d’oggi il Vecchio Continente.

Camminando per le strade italiane non è più una rarità imbattersi in negozi dalle insegne con caratteri cinesi, incrociare visi con occhi a mandorla, leggere sulle etichette di qualunque prodotto “MADE IN CHINA”. Persino tra le corsie del supermercato non desta scalpore scovare riso alla cantonese, salsa di soia e involtini primavera. La sensazione di essere “circondati” dalla presenza cinese aleggia nell’aria delle contrade del Bel paese da qualche tempo, e la tendenza non pare di certo arrestarsi.

Di pari passo con la migrazione cinese in Europa, ecco che la stranezza ed il fascino di un mondo insolito, assaporato a spizzichi e mozzichi da qualche contatto col parrucchiere sotto casa, attrae come non mai in precedenza la curiosità e l’attenzione di chi con timore e titubanza vede le botteghe della propria infanzia passare nelle mani di chi ha tratti somatici visibilmente inconsueti per il bacino del Mediterraneo.

Il moltiplicarsi di attività commerciali, la presenza dei bambini nelle scuole e la martellante campagna mediatica pro e contro la potenza cinese sta diventando una sirena che conduce e seduce i più verso quell’orizzonte agli antipodi del globo da dove proviene la maggior parte degli abitanti del pianeta.

Ma quanto siamo in grado di riconoscerci l’un l’altro? Cosa si cela dietro quei visi nei quali ci imbattiamo a volte forzatamente e a volte fortuitamente? L’altro. Che siano due occhi a mandorla a essere portatori di questa differenza, poco conta, essenziale diventa aver chiaro che nell’orizzonte di ciascuno, prima o poi qualcosa di inaspettato capiterà e bisogna farsi trovare pronti all’incontro.

Italia e Cina hanno radici storiche e culturali profondamente diverse, ma le persone, siano esse cinesi o italiane, sono individui con le medesime ansie, le medesime preoccupazioni, le medesime ambizioni e i medesimi sogni. Val quindi la pena di provare ad abbattere quella campana di vetro sotto la quale  spesso ci si rifugia per timore di sfregiare la reciproca delicatezza con le ruvide spine dell’identità etnica. I corpi parlano, si ascoltano, si inseguono, a volte si sfiorano, in modo talvolta raccolto, talvolta implicito, talvolta dettato da circostanze contingenti. Il conoscersi reciproco non può che divenir piano piano una fusione di due universi, distanti molto più nel pensiero che nella realtà.

L’attesa logora e il silenzio non fa altro che ingigantire le aspettative, infondere paura e generare chiusura. Il desiderio di saper qualcosa di più di chi ci circonda è invece stimolo alla conoscenza, all’apertura e alla comprensione reciproca.

Allora a quando le prime parole col nuovo vicino di casa? Si può cominciare con due semplici parole: Ni hao! Un saluto, magari con due occhi sorridenti, è sempre un ottimo modo per approcciarsi a qualcuno, qualsiasi sia la sua storia e la sua provenienza.

Rong Jingling

Rong Jingling, antropologa, sinologa, e di natura fondamentalmente curiosa. Sguardo aperto e occhi dischiusi a cercare l’orizzonte, proprio come un aquilone lasciato in balia del vento.  

Immagine: Gu Chang – Chinese kids  – modificata. Licenza CC BY-SA 2.0.