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Traduzione e interpretariato cinese e italiano

Attacco a sopresa

Nell’arte militare cinese, per riferirsi a un attacco a sorpresa si cita spesso una frase tratta dal celebre libro “I trentasei stratagemmi“. La frase è 声东击西 (shēng dōng jī xī), che significa “il suono (dell’attacco) viene da occidente ma si colpisce a oriente”. Il principio è quello di confondere il nemico con l’astuzia, facendogli credere qualcosa che non è vera e dandogli una falsa impressione, per poi attaccarlo mentre non se lo aspetta. Come in tutte le situazioni del genere, all’origine della frase c’è una storiella.

Questa si svolge nel periodo degli Han Orientali. In quegli anni il generale Ban Chao fu inviato nei remoti territori dello Xiyu con la missione di combattere l’eterno nemico degli Han, gli Xiongnu. Per raggiungere questo scopo bisognava però creare una coalizione di stati per combattere insieme l’avversario comune.

In previsione dello scontro si era formata un’alleanza in funzione anti-Han, capeggiata da alcuni regni satelliti degli Xiongnu, tra i quali il regno di Shache, situato ai confini occidentali del grande deserto dello Xiyu. Il generale Ban Chao decise allora di liberarsi per prima cosa degli Shache. Il re degli Shache chiese quindi l’aiuto al vicino popolo di Qiuci (龟兹), che si mise alla testa di un esercito di 50 mila uomini in sua difesa.

Le forze degli Han e degli alleati, gli Hotian (于阗), erano circa la metà dell’esercito nemico, e quindi una vittoria era impossibile senza un qualche espediente. Allora Ban Chao ideò un astuto inganno per confondere il nemico. Ban Chao diffuse tra il suo stesso esercito la falsa notizia che, giacché la vittoria sarebbe stata impossibile, ci si preparava alla ritirata. La notizia arrivò ben presto alle orecchie dei prigionieri shache, che furono anch’essi tratti in inganno. Al calar della sera, Ban Chao ordinò all’esercito alleato di allontanarsi in direzione Est, mentre lui e i suo esercito ripiegavano verso Ovest, ostentando fretta e panico e lasciando ai prigionieri shache lo spazio per darsi alla fuga.

I prigionieri shache, tornati in tutta fretta al loro quartier generale, informando i loro superiori della convulsa fuga degli Han. Il re dei Qiuci se ne rallegrò molto, credendo che la fuga fosse dovuta alla paura della superiorità del proprio esercito, e pensò di approfittarne per inseguire e attaccare i nemici. Ordinò allora al suo esercito di dividersi in due schieramenti, ognuno all’inseguimento di una parte dei nemici; e lui stesso si mise a capo di diecimila valorosi per sconfiggere Ban Chao.

Questi però aveva previsto tutto, e aveva interrotto la fuga poco distante, dove aveva fatto accampare l’esercito al riparo dal buio della notte. Il re dei Qiuci, desideroso della vittoria, arrivò ben presto al luogo dove si nascondeva Ban Chao, ma cadde nel tranello: Ban Chao ricompose immediatamente il suo esercito e l’esercito degli hotian, che aveva soltanto simulato di fuggire. Per i nemici fu una disfatta, in quanto non si aspettavano minimamente un attacco congiunto; agli shache non restava che arrendersi.

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