334-7156315 info@cinaliano.it
Traduzione e interpretariato cinese e italiano

Capodanno con i tuoi – 春节

Feste cinesi

#Cina – 春节: letteralmente festa di primavera (春, chūn, primavera, 节, jié, festa), è la ricorrenza più sentita e popolare dell’intera Cina. Denominata in Occidente come “capodanno cinese”, essa è legata al calendario lunare e ne segna l’inizio del nuovo anno.

Dopo la fondazione della Repubblica popolare cinese, il 1 ottobre del 1949, sono simultaneamente in uso due diversi sistemi di calendario: quello gregoriano (公历, gōnglì), identico a quello occidentale sul quale si basano scadenze ed attività quotidiane, e quello agricolo lunisolare (农历, nónglì) che è rimasto ad affiancare quello comune per aspetti che riguardano principalmente l’astrologia e le festività.

Nelle società primitive si realizzò che senza predire accuratamente i cambiamenti stagionali era impossibile seminare, fare raccolti e allevare animali efficacemente. Per questo motivo, la gente nata in campagna, i pastori e gli agricoltori osservarono per generazioni la posizione della luna, del sole, dei pianeti e delle stelle, imparando in questo modo come la natura aveva organizzato la scansione del tempo. Il primo oggetto di osservazione fu dunque la luna e le sue fasi, che diedero origine al primo calendario, detto agricolo o lunare, sul quale ancor oggi poggiano le principali festività tradizionali, tra cui la più celebre è la festa di primavera, meglio conosciuta all’estero come “capodanno cinese”.

La festa di primavera era in passato ed è tuttora occasione di riunione familiare e di rigenerazione dello spirito: l’inizio della bella stagione rappresenta un momento di rinnovata fertilità della terra, un evento gioioso e quasi magico perché contrassegnava una svolta verso il nuovo, verso orizzonti sconosciuti, verso una speranza di miglioramento. Dal punto di vista emotivo non differisce dai buoni propositi che si fanno nel mondo occidentale la notte del 31 dicembre, durante la quale nella trepida attesa del fatidico scoccare della mezzanotte si agita un vivace scambio di convenevoli per augurare a se stessi e ai propri cari una buona sorte e un raggiante futuro.

Ma il primo mattino dell’anno secondo il calendario tradizionale cinese, lo 元旦 (yuándàn), analizzando gli usi e i costumi che ne fanno da cornice, somiglia più al giorno del Santo Natale cristiano che all’alba successiva alla notte di San Silvestro.

Il chunjie coincide con il secondo novilunio dopo il solstizio d’inverno, per questo motivo la sua data cambia di anno in anno nel calendario gregoriano, anche se approssimativamente è compresa tra la fine di gennaio e la metà di febbraio. Ad accompagnare ciascun anno c’è secondo l’astrologia cinese un animale (生肖, shēngxiào, simbolo paragonabile al segno zodiacale) ed un “ramo terrestre” (地支, dìzhī, una delle sezioni con le quali veniva suddiviso il cielo in base all’orbita di Giove) che concorrono a creare un ciclo che si ripete ogni 12 anni detto 属相 (shǔxiang).

zodiaco cinese
Gli animali dello zodiaco cinese, nell’ordine: I dodici animali che lo compongono sono i seguenti: topo (鼠) – bue (牛) – tigre (虎) – coniglio (兔) – drago (龙) – serpente (蛇) – cavallo (马) – capra (羊) – scimmia (猴) – gallo (鸡) – cane (狗) – maiale (猪).  I dodici animali dello zodiaco si combinano ai 5 elementi,  legno (木), fuoco (火), terra (土), metallo (金), acqua (水), e ciascun elemento si ripete per due anni di seguito, il primo per il maschile 阳 e il secondo per il femminile 阴. i più noti yin e yang. Fonte: qua.

 

La leggenda più popolare legata all’origine della festa è quella del mostro Nian (年):

Secondo questo mito in tempi antichi la popolazione cinese viveva indisturbata per gran parte del tempo, tuttavia una volta l’anno, in coincidenza con la vigilia del calendario lunare, un mostro leggendario chiamato Nian (年, lo stesso carattere impiegato per indicare la parola “anno”) usciva dalla sua tana negli abissi marini per distruggere i campi e predare gli umani, spaventandoli con la sua forza e il suo aspetto bestiale. Il mostro, per placare la sua fame divorava qualsiasi forma di vita si trovasse sulla sua strada. I contadini, non intendendo rassegnarsi, pensarono di ingannare il mostro con un sotterfugio: essi radunarono delle teste di toro e pecora davanti ai portoni delle case per attirare il famelico, mentre nei cortili interni riunirono pile di fuochi artificiali, anticamente ricavati dalle canne del bambù in cui veniva inserita la polvere da sparo. Una volta dentro le corti il mostro venne spaventato dal rumore assordante degli esplosivi unito al fragore di tamburi e di piatti e accecato dal bagliore delle decorazioni rosso vivo sparse ovunque. Venne così ricacciato negli abissi oceanici finché non fu catturato da un monaco taoista.

Per commemorare quella data carica di auspici gli uomini elessero il primo giorno del calendario lunare come primo giorno dell’anno e mantennero l’usanza di far scoppiettare fuochi d’artificio e abbellire le proprie abitazioni con scritte e immagini di colore rosso.

Nella creatura mitologica si cela un’esemplificazione della violenza della natura, Nian proviene dalle acque e con la sua forza distruttiva uccide le persone e danneggia gli sforzi umani per il controllo e lo sfruttamento di quella stessa natura. Solo attraverso l’ingegno razionale l’uomo riesce a sottomettere la natura e a guardare con fiducia alla nuova stagione, quella della floridità agreste. Nella leggenda, l’istituzione della festività rappresenta il messaggio augurale in seguito alla cacciata del mostro, ovvero la speranza nella ricchezza attraverso l’esorcizzazione delle inclinazioni più violente della natura. Della tradizione orale rimane traccia anche nella scrittura, nella quale si ritrova l’espressione “过年” traducibile con festeggiare il capodanno, letteralmente costituita dal verbo 过passare-trascorrere e dal sostantivo 年 anno: “il mostro Nian è passato” (andato via) diventa  modo per dire che il nuovo anno è giunto.

Qualche giorno prima dell’arrivo del nuovo anno viene intrapresa una radicale pulizia della casa: i pavimenti vengono spazzati in maniera particolarmente approfondita, si imbiancano i muri, si rivestono gli infissi e si compiono piccole riparazioni; tutto ciò che può servire a scacciare le negatività dell’anno precedente e farla fuoriuscire dalla casa viene messo in opera, simultaneamente si prepara l’avvento del nuovo anno con abbellimenti a tema, lanterne, decorazioni a tinte rosso e oro considerate di buon auspicio. Si approfitta di questo periodo anche per regolare i debiti, per ritrovare parenti più o meno stretti e non ultimo per celebrare matrimoni o sancire patti di collaborazione.

Per le strade delle città, sulle insegne dei negozi e alle porte delle abitazioni campeggiano scritte beneaugurali (吉祥话) e distici (春联) in forma di strisce di carta rossa da affiggere ai lati della porta, i cui temi ricorrenti sono ricchezza, lunga vita, carriera, desideri.

Un portone particolarmente riempito di duilian. Fonte: qua, modificata.

Eccone alcuni esempi:

  • 梦想成真 – che i sogni possano avverarsi
  • 恭喜发财 – che sia un anno prospero
  • 万事如意  – che ogni cosa vada come desideri
  • 财源广进 – che la ricchezza arrivi da ogni direzione
  • 事业有成 – che il lavoro non abbia intoppi

Il fervore tipico del periodo pre-capodanno è respirabile passeggiando nelle aree urbane che da un lato si riempiono di addobbi e dall’altro si svuotano di persone: il massiccio spostamento degli individui verso i loro luoghi natali (spesso in aree rurali) per riunirsi alle famiglie crea un vortice di traffico al di fuori dei soliti centri congestionati e lascia un’atmosfera rarefatta e quasi inverosimile all’ignaro turista che si aggira per la metropolitana di Pechino senza dover sgomitare per salire su un vagone schiacciato come una sardina.

I festeggiamenti veri e propri legati alla festa di primavera iniziano la sera della vigilia (除夕) proseguendo per circa due settimane e concludendosi il quindicesimo giorno del primo mese lunare con la festa delle lanterne (元宵节).

Essendo la Cina un territorio molto vasto, le usanze legate ai festeggiamenti del Capodanno differiscono nelle varie regioni, anche se alcuni elementi comuni si ritrovano un po’ ovunque:

  • fuochi d’artificio: scoppiettio di petardi e giochi di colori e suoni caratterizzano tutta la vigilia, e il cielo notturno viene illuminato a giorno dall’arcobaleno dei botti fatti esplodere a raffica;
  • colore rosso: scritte, lanterne, distici, oggetti, gingilli di varia natura utilizzati per impreziosire abitazioni e strade sono praticamente monocolori. Il rosso, emblema di ricchezza e fortuna, la fa da padrone in ogni dove;
  • carattere fu (福 , fortuna): tipico della festa di primavera è appendere questo carattere sottosopra per sfruttare l’omofonia delle due frasi 福倒了 fortuna” a rovescio e 福到了arriva la fortuna;
  • buste di carta rossa: le hongbao (红包) vengono consegnate dagli anziani ai più giovani, esse contengono soldi (in genere monete), simbolo di buon auspicio, e vengono consegnate in cifra pari in quanto il dispari è associato a quanto viene donato in caso di celebrazioni funerarie;
  • sfilata del leone, wushi (舞狮) o danza del drago, wulong (舞龙, più diffusa nel nord del paese): manifestazione ancora ammirabile in tutta la Cina (oltre che nelle principali Chinatown all’estero), vede impegnati dei danzatori mascherati con costumi fatti in seta, carta e bambù a riproduzione dell’immagine di un leone o di un drago; generalmente ogni figura è animata da uno o due danzatori che si muovono coordinati al ritmo di gong e tamburi eseguendo delle piccole acrobazie e correndo per le strade. La danza rievoca la cacciata di Nian dalla terra, riproducendo il fragore che allontanò anticamente il mostro e unendovi i simbolismi del drago (icona imperiale protettrice della massima istituzione della Cina antica contro le influenze maligne) e del leone (che caccia gli spiriti malvagi).
Danza cinese
La danza del drago; l’iscrizione recita: “财源广进”, “che le fonti di ricchezza arrivino da ogni direzione”. Fonte: qua, modificata.

Il senso generale del festeggiamento è quello di riunire la famiglia, passare del tempo insieme, scambiarsi doni e prepararsi per l’arrivo della stagione della fioritura augurandosi il meglio per il futuro. Vista così la tradizione cinese ha molti punti in comune con l’usanza cristiano-cattolica riservata ogni anno al 25 dicembre, giorno in cui si celebra con la famiglia intera la natività di Cristo.

Ad ogni festività che si rispetti, sono associati cibi tipici, ed anche la festa di primavera non si sottrae a questa prassi che accomuna ogni ricorrenza. La classica cena conviviale si svolge la sera precedente l’arrivo dell’anno nuovo, e durante la vigilia i parenti stretti si ritrovano davanti a una tavola riccamente imbandita. In ogni parte della Cina non manca il pesce, servito sempre in abbondanza, per osservare il detto 年年有余, reso in italiano come per tutto l’anno c’è sovrabbondanza, dove 余, eccedenza e 鱼, pesce sono omofoni.

Nelle regioni meridionali il piatto tipico è il niangao (年糕), un budino dolce di riso glutinoso cotto a vapore, mentre nel Nord si preferiscono i jiaozi (饺子), ravioli ripieni di verdura e talvolta carne.

Anticamente, se la famiglia non viveva di stenti si permetteva di ripetere di anno in anno un piccolo rituale scaramantico: al ripieno di alcuni ravioli si aggiungevano canditi, monete di rame, arachidi, datteri o castagne, e alle volte perfino oro, argento e pietre preziose. Ovviamente il fortunato pescatore dal raviolo con ripieno inconsueto sarebbe stato baciato dalla fortuna. Le monete di rame significavano abbondanza economica, le arachidi simboleggiavano lunga vita, i datteri e le castagne presagivano l’arrivo imminente di un figlio. Anche alla base di questa credenza sta l’omofonia dei caratteri.

Al giorno d’oggi, la tradizione si mescola alle esigenze della modernità, a volte è soffocata dagli enormi ingranaggi economici, a volte viene richiamata come rafforzativo di un’immagine identitaria all’interno di un continuo processo di identificazione e sovrapposizione.

Chunjie
Pietanze pronte per una cena familiare. Fonte: qua.

Ma diversamente dal Natale di matrice cristiana, che è molto più conosciuto come occasione di scambio di doni piuttosto che come ricorrenza religiosa da santificare, la festa di primavera cinese rivela e conserva la tradizione in ogni suo passo, la racchiude in ogni suo simbolo e nelle superstizioni che di anno in anno vengono riproposte dalla gente comune.

Le usanze e i rituali sono eseguiti spesso meccanicamente, ma rivelano tutti il senso più profondo della festività tradizionale: lo sforzo di una società di riunirsi, ritrovarsi, rinascere. Chi a seguito della nascita del suo Signore, chi all’alba dell’arrivo della nuova stagione agricola. Entrambe le tradizioni allontanano il proprio sguardo dalle avversità del passato volgendosi speranzosi ad un nuovo inizio. Con buona pace di panettoni e 饺子, regali e 红包, convenevoli e 吉祥话, Natale e festa di primavera si aprono allo stupore di ciò che deve nascere, cullando i propri desideri all’interno del più intimo dei luoghi, la rete familiare.

Foto di apertura: uno xiangbao augurale con il carattere primavera; fonte qua, modificata.