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Traduzione e interpretariato cinese e italiano

Funzionerà il quarto attacco ai monopoli?

Sul sito del Dalian News è stato pubblicato un editoriale a firma di Zhou Jilai sulla recente riunione esecutiva del Consiglio di Stato cinese (国务院常务会议) convocata dal premier Wen Jiabao, che studia e espone i punti salienti delle riforme per rinforzare il sistema dell’economia per il 2012. Il primo argomento era appunto la promozione diversi tipi di sviluppo economico, nell’intento e realizzare e perfezionare tutte le strategie e le misure che possano accelerare lo sviluppo economico tra i soggetti privati, incoraggiare gli investimenti di capitale privato nell’ambito delle ferrovie, amministrazione cittadina, finanza, risorse energetiche, telecomunicazioni, istruzione, sanità ecc.

Favorire l’ingresso del capitale privato è diventata una priorità nel piano di riforme delineate per quest’anno dal Consiglio di Stato. Questo rappresenterebbe il quarto attacco mosso contro i monopoli da parte delle aziende private dall’inizio delle riforme in Cina, e potrebbe avere molte più probabilità di successo di quelli tentati in passato. Tuttavia la storia insegna che un approccio ottimista è forse prematuro.

Negli ultimi trent’anni le aziende a capitale privato hanno provato a forzare il blocco del sistema di proprietà per tre volte, nel 1987, nel 1996 e nel 2003, ma sono sempre state sconfitte. In particolare, nel 2003, le aziende lanciarono collettivamente una “corsa all’ampliamento”, che spaziava dalla siderurgia all’alluminio, dall’industria dell’automobile al petrolchimico, nell’intento di spezzare i monopoli grazie ai meccanismi del mercato. In quel momento il tentativo era stato accolto favorevolmente anche dai media, che ipotizzavano che l’ingresso dello spirito imprenditoriale e del capitale privato nell’industria pesante avrebbe rinnovato nel giro di pochi anni il panorama dell’impresa privata. La speranza era quella che i meccanismi della mercatizzazione avrebbero fatto sorgere una generazione di grandi industriali non provenienti dai quadri ufficiali e non soggetti ai dettami governativi, ma solo alle regole del mercato e alla competitività.

In effetti, rileggendo a distanza di tempo quelle stime, sembra che sia passato un secolo: l’unica cosa che è rimasta sembrano essere i nomi dei fallimenti famosi: alla fine è stata inventata la parola “porta a vetri” (nominalmente libera, ma di fatto limitante) per descrivere quando le aziende si trovano ad affrontare situazioni difficili. Insomma, sembra che il capitale priva costituisca in Cina una realtà subordinata o sussidiaria, per cui la strategia possibile è solo quella di tenersi lontani dagli ambiti dominati dai monopoli statali o al massimo di partecipare e collaborare con il capitale statale. In tal caso l’atteggiamento da mantenere per muoversi con sicurezza e profitto è quella di una costante collaborazione senza entrare in competizione, integrazione ma non sostituzione, di tenersi in secondo piano senza usurpare il posto principale, una posizione che alla lunga deprime il potenziale delle aziende.

Quindi anche stavolta, nonostante il sostegno delle maggiori autorità, sembra che se le imprese a capitale privato vogliono tentare la scalata ai grandi monopoli statali dovranno prima assicurarsi di averne le capacità, per esempio non aspettandosi semplici incentivi ma sfruttando anche altre strategie. Esse dovranno confrontarsi seriamente con il macrocontrollo dell’economia, sfruttando il fatto che che situazioni come questa si verificano ogni tre-cinque anni, e che quindi costituiscono un vero ciclo dell’economia cinese.

Traduzione parziale e adattamento dal cinese; per leggere l’articolo in versione integrale, contattare info@cinaliano.it