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Traduzione e interpretariato cinese e italiano

Come è cambiato l’atteggiamento della Cina nei confronti dell’Iran

(estratto dalla traduzione dall’editoriale di Xue Litai su IFeng)

In questo momento i rapporti tra Stati Uniti e Iran sono al massimo della tensione: la portaerei “Lincoln” pattuglia il Golfo Persico a breve distanza dalle navi militari inglesi e francesi, e questa concentrazione di forze ha senz’altro il fine di mettere pressione sull’Iran.

Inoltre, i Paesi dell’EU hanno raggiunto un accordo per un embargo del petrolio iraniano. Si tratta di un provvedimento che mira ad indebolire le capacità finanziarie utilizzate dall’Iran per la sua corsa al nucleare, ma la cui gravità è seconda solo a una dichiarazione di guerra.

Pochi giorni fa il primo ministro cinese, Wen Jiabao aveva tenuto una conferenza stampa in Qatar durante la quale ha illustrato la posizione cinese nei confronti della questione del nucleare iraniano, che si riassume nella ferma opposizione a che l’Iran costruisca o si doti di armi atomiche. In questo momento così teso la dichiarazione è degna di nota, perché sembra che la posizione della Cina sia cambiata.

In realtà, l’opposizione alla proliferazione della armi atomiche e schierarsi per un Medio Oriente denuclearizzato vanno nella direzione di garantire la pace e la stabilità nella regione, e costituiscono quindi la base delle politiche cinesi a lungo termine. Apparentemente non ci sarebbero motivi per cambiare punto di vista sulla questione; ciò che è cambiato è infatti solo il modo per raggiungere questo obiettivo.

Il punto è che la costruzione e il possesso da parte dell’Iran di armi atomiche si scontra con gli interessi dei Paesi occidentali. Prima di tutto una bomba atomica iraniana sarebbe percepita (se non utilizzata) come “musulmana” e messa al servizio degli integralisti, accrescendo in tal modo le minacce alla sicurezza e prosperità dell’Occidente. In secondo luogo l’atomica costituirebbe una minaccia letale anche per Israele, che il presidente Ahmadinejad ha più volte detto di voler distruggere; a questo proposito esiste una influente lobby ebrea che vive negli Stati Uniti e che ne condiziona la politica. Infine, un’arma atomica in mano all’Iran avrebbe un raggio d’azione tale da poter colpire tutte le capitali europee. Ecco quindi perché l’Europa e gli USA non possono consentire all’Iran di possedere armi atomiche, e perché la situazione dei Paesi europei sia persino più febbrile di quella degli USA.

Se l’Iran non dovesse desistere dai suoi progetti, i Paesi occidentali potrebbero ricorrere ad un attacco militare. L’Occidente potrebbe anche non reagire adesso, ma se in futuro, a cose fatte, dovesse fronteggiare una situazione di conflitto e dovesse intraprendere delle misure contro l’Iran, la situazione sarebbe molto più complessa e imbarazzante di adesso, per cui  viene considerato più opportuno agire in anticipo.

È quindi chiaro che in tal caso la Cina non può sfidare gli interessi di Europa e Stati Uniti: questo potrebbe essere uno degli argomenti che determinano l’atteggiamento di Pechino.

Al momento nessuno è ottimista sugli sviluppi della questione, e i Paesi confinanti con l’Iran sono i primi ad essere in apprensione, nel timore che il possesso di armi atomiche da parte dell’Iran possa portare ad una fase di instabilità nella regione.

Le conseguenze di una instabilità politica avrebbero conseguenze anche per la Cina, perché essa dipende dalle importazioni di petrolio per più del 50% del suo fabbisogno, e la costanza delle forniture è una condizione basilare per poter mantenere la crescita economica. Uno degli obiettivi di Wen Jiabao nella sua visita ai Paesi del Golfo era appunto assicurarsi un diversificazione degli approvvigionamenti petroliferi.

In effetti in passato la Cina si opponeva alle sanzioni unilaterali che i Paesi occidentali avevano ipotizzato al di fuori delle risoluzioni dell’ONU, nel tentativo di evitare caos politico o la guerra. Questo atteggiamento ha convinto la comunità internazionale che il sostegno della Cina all’Iran fosse irremovibile; tuttavia non bisogna da questo dedurre l’appoggio cinese alla costruzione di armi nucleari.

Al contrario, l’obiettivo della Cina è richiamare l’Iran alla ragionevolezza e smorzare i toni per evitare lo scoppio di violenze, e intanto guadagnare tempo utile per la Cina stessa  per la ricerca di fonti di petrolio da altri esportatori. Con queste considerazioni è quindi ipotizzabile una diminuzione o persino un arresto sia delle importazioni di petrolio iraniano che di molti programmi di investimento e infrastrutturali precedentemente ipotizzati.

Se l’Iran persiste nel suo atteggiamento, le cose volgeranno in una cattiva direzione. In questo contesto, in cui uno scontro armato sembra sempre meno evitabile, l’atteggiamento della Cina nei confronti dell’Iran è stato finora anche troppo tollerante.

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