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Traduzione e interpretariato cinese e italiano

Biáng – il carattere cinese con più tratti (e più difficile…)

Chi studia cinese deve da subito confrontarsi con il sistema di scrittura con i caratteri. Quello che prima di iniziare lo studio sembrava affascinante si rivela in tutta la sua difficoltà. Di solito lo studente inizia con un primo periodo in cui considera la scrittura cinese come un esotismo illogico e spietato; dopo tutto, il pinyin esiste e funziona benissimo, perché rinunciarvi?

E’ però solo dopo aver incontrato i primi limiti del pinyin che lo studente comincia a tollerare e (prima o poi) anche apprezzare l’uso dei caratteri, che permettono di non confondere tra di loro gli omofoni, come shì e shì e shì (decisamente più distinguibili se scritti 是, 事, 市). Una volta abituatosi, lo studente si scopre a divertirsi a scrivere e leggere caratteri sempre più complessi. Fino al momento in cui si chiede: ma qual è il carattere più “difficile”, quello cioè con più tratti?

La risposta non è semplice, in quanto alcuni fra i caratteri più complessi non sono altro che derivati grafici da altri più semplici. Come zhé (“ridondante”, verboso”), che è composto da quattro 龍 (lóng, “drago”), e che appare più o meno così:

龍龍
龍龍

I suoi 64 tratti sono riducibili ai 16 dell’elemento originale. Si tratta comunque di un carattere ormai non utilizzato. Questo modello di formazione vale anche per altre parole ormai desuete.

Nei dizionari di uso comune nella Cina continentale odierna, il carattere più complesso è invece 齉 (nàng, “parlare con voce nasale”), con “soli” 36 tratti.

Ma il record per complessità e bellezza è sicuramente di biáng, una parola che per quanto del dialetto dello Shaanxi è tuttora in uso. Ha 57 tratti, e per scriverlo ci sono almeno sei modi diversi.

Il carattere "biang" di biangbiangmian

E’ il nome di un piatto tipico peraltro piuttosto semplice, il biáng biáng miàn, delle fettuccine di pasta in brodo e condimenti vari. Visto che il suono è estraneo al sistema fonologico del cinese mandarino, e che d’altronde i computer non possono scriverlo, lo si può trovare spesso nella forma 棒棒面 bàngbàng miàn, o in altre ancora.

Nello Shaanxi cartelli molto vistosi con questo carattere vengono esposti per richiamare i turisti, cercando di far leva non solo sul piatto, ma sull’esotismo implicito della parola.

Come in tutto quello che in Cina proviene da un passato indeterminato, c’è una leggenda alla base di questo carattere.

Un giorno uno studioso squattrinato capitò in una locanda, e vedendo delle fettuccine che sembravano ottime ne ordinò un piatto; al momento di pagare però si accorse di essere senza soldi. Mentre il padrone gli chiedeva di saldare il conto, lui per prendere tempo gli chiese il nome di quello che aveva mangiato, e scoprì che era “biangbiang mian”, e che nonostante la sua celebrità nessuno aveva mai pensato di scriverlo.

Lo studioso propose allora di ripagare il pasto con l’invenzione di un carattere apposito, cosa che era più difficile del previsto. Il re era l’unico ad avere il diritto di creare caratteri nuovi, ma lui, così sapiente, rivendicò allora il diritto di fare altrettanto: e fu così che, un tratto dopo l’altro, al canto di una filastrocca conosciuta ancora oggi, il carattere venne creato.

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