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Traduzione e interpretariato cinese e italiano

Se la detraibilità diventa disparità

Sanità in Cina

Il sistema di assicurazione sanitaria pubblica cinese non riesce tuttora a coprire molte delle spese mediche dei cittadini, i quali pertanto sono costretti a pagare personalmente parte delle cure o a stipulare assicurazioni mediche private. Molte prestazioni, specialmente quelle non urgenti, sono praticamente del tutto a carico dei cittadini, comportando quindi forti disparità nell’accesso alle cure in base al reddito; inoltre le fasce sociali più deboli sono spinte alla ricerca di soluzioni economiche ma non sempre adeguate.

Un articolo comparso sul giornale Beijing Times riflette su un tema di queste settimane, la richiesta di una piena inclusione nel servizio sanitario nazionale di alcuni farmaci per la cura di patologie molto diffuse in Cina. Ecco un estratto della traduzione.

Le politiche di welfare sanitario rappresentano hanno una importante rilevanza sociale, e in teoria una delle loro funzioni dovrebbe essere quella di ridurre le differenze tra i cittadini con redditi elevati e quelli con redditi inferiori, privilegiando questi ultimi nell’accesso alle cure mediche. Questo è uno degli obiettivi, ma non è il caso di forzarne il raggiungimento a scapito della tenuta del sistema: alla conclusione dei recenti negoziati nazionali sul prezzo dei farmaci, le case farmaceutiche hanno accettato un ribasso di oltre il 50% del prezzo originario per tre tipi di farmaci per la cura dell’epatite B e del tumore ai polmoni, due patologie gravi e largamente diffuse.

Attualmente 21 province cinesi hanno incluso le raccomandazioni seguite dai negoziati, includendo i tre farmaci nella lista di quelli a carico dei servizi sanitari pubblici e alleggerendo il carico economico da parte di molti pazienti. Tuttavia molte province hanno limitato l’inclusione dei farmaci alle sole aree rurali, escludendo le aree urbane e pertanto creando una differenza di trattamento che molti ritengono iniqua.

Le preoccupazioni degli abitanti delle aree urbane sono comprensibili, tuttavia – argomenta l’articolo – la realizzazione di quanto richiesto non è altrettanto semplice.

Prima di tutto bisogna precisare che le trattative hanno reso possibile la riduzione dei prezzi dei farmaci, ma senza un obbligo di inclusione tra quelli rimborsabili. Probabilmente la Commissione di salute pubblica avrà ottenuto dalle case farmaceutiche il ribasso prospettando loro l’inclusione dei prodotti tra quelli a carico del servizio pubblico, però il processo che porta all’inclusione effettiva è complesso e deve coinvolgere ampiamente gli enti previdenziali, i quali al momento sembrano ben poco propensi a raggiungere un’intesa in tempi rapidi.

D’altra parte includere un farmaco nella lista di quelli esentati è un ‘operazione che a osservatori esterni può sembrare semplice, ma che  deve invece seguire un iter rigoroso e complesso. La prima considerazione è quella del costo, in quanto gli enti previdenziali, per poter funzionare in modo sano, devono raggiungere annualmente il pareggio di bilancio. L’inclusione di un farmaco a seguito di una valutazione affrettata rischia invece di creare forti scompensi economici.

Un’ulteriore considerazione da fare è che la mancata inclusione rispecchia la situazione attuale del Paese, in quanto in molte zone i piani di assistenza sanitaria per le aree rurali (新农合) sono nettamente più deboli di quelli delle aree urbane e adottano una soglia per la detraibilità più alta. I costi a carico degli enti pubblici sono quindi minori, e pertanto iniziare una sperimentazione anche temporaneamente limitata alle campagne può servire per vagliarne l’impatto senza eccessivi rischi finanziari.

Inoltre concedere un leggero vantaggio alle zone rurali può servire a ridurre il forte divario esistente tra campagna e città, un fattore che rappresenta una debolezza del sistema attuale, visto che le le zone a maggior reddito, quelle urbane, di fatto godono di un trattamento sanitario più agevolato rispetto alle zone più depresse. Questa dinamica dovrebbe essere scardinata dalle politiche di welfare, che vanno orientate invece alla riduzione delle disparità.

Attualmente il criterio principale per l’assistenza sanitaria privilegia la capillarità del servizio, che è un parametro prioritario in un Paese dall’estensione immensa e con molte aree quali isolate, persino rinunciando a una qualità elevata. Bisogna poi ricordare che tra i farmaci già mutuabili ne esiste uno affine a uno dei tre dei quali si richiede l’inclusione, e ciò contribuisce a spiegare la cautela delle autorità.

Immagine: un medico di Jiaxing consulta il libretto sanitario di una paziente. Fonte, modificata.