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Traduzione e interpretariato cinese e italiano

Abitare da soli

L’evoluzione della famiglia in Cina negli ultimi decenni ha seguito le stesse tendenze che in occidente: la famiglia tradizionale era numerosa, si sviluppava su più generazioni e poteva contare su legami forti, anche perché i suoi componenti vivevano in un’unica casa o in abitazioni contigue; la famiglia moderna, che in Cina è stata drasticamente influenzata dalla legge “del figlio unico”, è invece composta dai soli coniugi e un figlio, e vive separata anche a grande distanza dagli altri familiari. In molti casi, come accade per i lavoratori migranti, le famiglie si separano ulteriormente per esigenze di lavoro, così che i coniugi lasciano i figli alle cure dei nonni e vanno a vivere lontano, se non anche in luoghi diversi.

La tendenza a vivere in nuclei familiari sempre più piccoli emerge in modo evidente dalla percentuale crescente di persone che vivono del tutto da sole, come è il caso soprattutto degli anziani. Il numero di nuclei familiari unipersonali (一人户) in Cina è attualmente di circa 58 milioni. Altri dati rilevano che le famiglie unipersonali nella fascia tra i 20 e i 39 anni sono quasi 20 milioni: questo numero è in aumento, anche perché si tratta in gran parte di persone non sposate, in una fase storica nella quale l’età del matrimonio si innalza.

I dati del censimento del 2010 mostrano inoltre che la percentuale di anziani sopra i 75 anni che vivono soli si avvicina al 50% del totale, e che questa proporzione sale in particolare nelle province costiere. Come racconta un articolo del sito Cnr.com, la percentuale di famiglie composte da una sola persona è passata dal 6% del 1990 al 14,6% del 2013, con dei picchi in alcune città, per esempio a Shanghai, nella quale si arriva al 20%.

Per reagire a questo fenomeno molte amministrazioni hanno avviato dei progetti mirati: per esempio a Kaifeng nello Henan è stato aperto in via sperimentale un centro servizi per gli anziani residenti nel quartiere, dotato di salone, sala per la lettura e la calligrafia, sala per i giochi da tavolo, una sala per gli spettacoli artistici, e una piccola guardia medica. Gli anziani possono frequentare il centro per le ore diurne, ma anche pranzare e cenare alla sua mensa a un prezzo simbolico. L’esperimento sta dando buoni risultati, e dovrebbe essere esteso all’intera città. Oltre al centro per gli anziani sono molte le attività organizzate in altri luoghi, come l’iniziativa detta “toc toc”, con la quale un gruppo di addetti va quotidianamente a bussare alle porte degli anziani per sincerarsi che questi stiano bene, o per aiutarli nelle necessità quotidiane, specialmente nei casi di scarsa autosufficienza.

Non sono però solo gli anziani ad abitare da soli: è in veloce aumento anche il numero di giovani, anche in relazione alla quarta ondata di single che inizia a manifestarsi. Come mostrano le statistiche, tra i cittadini al di sotto dei 30 anni il numero di persone che scelgono di abitare da sole cresce al crescere del livello di istruzione e delle condizioni economiche. Nelle zone ricche poi i single sono ancora più numerosi. Si consideri anche che nelle città maggiori l’età alla quale ci si sposa cresce e il numero di divorzi aumenta, con l’inevitabile conseguenza di far incrementare il numero di single.

Il prof. Jing Jun della Qinghua University rileva che l’accresciuta libertà individuale e le migliorate condizioni economiche hanno modificato profondamente la società tradizionale cinese: in passato non sposarsi era considerato quasi un tabù sociale, mentre adesso sono in molti a scegliere questa condizione senza particolari pressioni da parte della società. Anzi, solitamente chi ha un grado di istruzione elevato considera abitare da solo come una scelta deliberata e funzionale alla realizzazione professionale e personale. Tra questi, una componente importante è rappresentata da donne, a testimonianza del miglioramento delle opportunità di lavoro alle quali hanno accesso e quindi del loro status sociale.

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